I Grifoni di Ascoli Satriano

Cuore della storia d’Europa, l’Italia nasconde mille tesori, molti sconosciuti agli stessi italiani. Bene quindi che alcuni vengano valorizzati, magari con la scelta di presentarli all’Expò 2015 di Milano, peccato per quelle sponsorizzazioni spurie e per il velo sulle condizioni di lavoro e di produzione nell’agricoltura.

Nel Padiglione “Orgoglio Italia” ci saranno anche i Grifoni di Ascoli Satriano, meravigliosi marmi policromi datati 325-300 avanti Cristo, che adornavano una tomba dauna, insieme a un gran bacile che mostra ancora le Nereidi dipinte, avvolte in manti violetti, che portano a Achille su cavalli marini il dono della madre Teti, un’armatura impenetrabile. A sud ovest di Foggia, Ascoli Satriano fu un centro preromano; qui Pirro ebbe la sua vittoria proverbialmente effimera. Del periodo dauno offre diverse testimonianze, tra cui il parco archeologico recentemente scavato in zona Faragola.

I Grifoni, dunque. Si tratta di un Trapezophoros, un sostegno di trave ornato con una coppia di grifoni che sbranano un cerbiatto, con una storia che tutti i ragazzi dovrebbero studiare a scuola. La racconta il video “I grifoni di Ascoli Satriano – Policromie del Sublime” di Antonio Fortarezza (qui il link) che ne mostra nei dettagli la meravigliosa fattura, il colore, il significato. E, con la voce di Giuliano Volpe, la storia di una rapina con un insolito epilogo.

Che i museo del mondo siano pieni di reperti italiani è difficile negalo. E difficile contestare, anche, quel possesso: la storia dell’arte, come la storia degli uomini, è storia di movimenti e relazioni. Anche i romani rapinarono tesori artistici, prima che preziosi reperti romani venissero rapinati (e, a volte, salvati: dei marmi del Colosseo se ne facevano calce, un tempo).

Ma la storia dei Grifoni è diversa. La tomba che adornavano, insieme ad altri marmi dipinti, fu scoperta da un famoso tombarolo, Sabino Berardi. Troppo grande per essere trasportata in una sola auto, l’opera fu spezzata, caricata in diverse auto dirette in Svizzera. Una fu intercettata, i pezzi di marmo furono sequestrati e a lungo conservati in un magazzino della soprintendenza. Gli altri arrivano a Ginevra, presso un trafficante di antichità, Giacomo Medici. Che vende, tramite intermediari, i pezzi principali al Getty Museum dove restano a lungo esposti. Fin quando il tombarolo si pente, confessa ai Carabinieri il furto, vengono riaperte le casse dei reperti sequestrati, parte una denuncia al Getty Museum, si trovano prove inoppugnabili. Proprio quelle che, negli scavi illegali, è così difficile trovare.

Dopo una lunga trattativa, i Grifoni tornano in Italia. Prima l’esposizione d’onore al Quirinale e a Palazzo Massimo di Roma, poi di nuovo ad Ascoli Satriano, infine l’Expo. Con la speranza che si capisca quanto danno possono fare gli scavi illegali, che slegano dal contesto i manufatti e li rendono illeggibili e incomprensibili: non sempre i tombaroli si pentono, non sempre i musei stranieri restituiscono. Con la speranza che i marmi, patrimonio di tutti gli italiani, venga conosciuto e ammirato. Con la speranza che i pugliesi soprattutto si innamorino e difendano un pezzo prezioso della loro (e nostra) storia.

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One Comment

  1. La storia di questa scultura, quella legata al tombarolo che nel 2002, in punto di morte, chiese ai carabinieri di ritrovare i grifoni da lui trafugati e recuperati dalle conseguenti indagini dei Carabinieri del TPC, è solo la parte finale. I Grifoni che attaccano la cerva, insieme al trapezophoros, alla statua di Apollo, ed ad atri importanti reperti sono stati individuati, prima del 2000, dagli archeologi della Soprintendenza archeologica per l’Etruria Meridionale Rizzo e Pellegrini , come opera di scavi clandestini effettuati nel sud d’Italia, passati per le mani del trafficante Giacomo Medici e per quelle dei trafficanti internazionali Symes ed Hecht, e venduti al museo Paul Getty di Los Amgeles attraverso la collezione Templesman. Lo confermano le pubblicazioni scritte nell’ambito del caso Giacomo Medici, del suo processo e di quello verso Marion True, responsabile dell’acquisto da parte del museo, e Robert Hecht svoltosi a Roma: The Medici Conspirancy di Watson e Todeschini, The Lost Chalice di Vernon Silver, I predatori dell’Arte perduta del giornalista del Messaggero Fabio Isman e ne Chasing Aphrodite dei giornalisti del Los Angeles Times Felch e Frammolino. La storia può essere confermata anche dalla lettura della sentenza del processo Medici, condannato in via definitiva ad 8 anni. Se interessa potrei fornire passi di questi documenti perché non è sopportabile vedere oscurato sui giornali, sul sito di Ascoli Satriano, addirittura in una fiction di Rai Storia, il lavoro di anni di indagini scientifiche e investigative da parte di funzionari dei Beni Culturali.

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