I figli della speranza

“Alì dagli Occhi Azzurri / uno dei tanti figli di figli, / scenderà da Algeri, / su navi a vela e a remi. / Saranno con lui migliaia di uomini / coi corpicini e gli occhi / di poveri cani dei padri […] Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, / a milioni, vestiti di stracci asiatici, / e di camicie americane…” La Profezia di Pasolini era esatta: loro insegneranno “ai compagni operai la gioia della vita”, “ai borghesi la gioia della libertà”, “ai cristiani la gioia della morte”.

Per trasmettere ai giovani la potenza di questa visione, ma anche la parola più bistrattata in questi decenni, “Uguaglianza”, Cristiano Maria Carta ha scritto un libro in forma di poesia, che usa le parole giuste e alte delle dichiarazioni dei diritti dell’Uomo, delle Costituzioni francese italiana e americana ma che cerca anche un linguaggio diverso, quello della poesia. La questione delle migrazioni, così, esce dal pietismo e dai cliché. In “Lezione di umanità in forma di lettera” (Edizioni Libreria Croce, 15 euro, pgg.129) Carta duetta con il poeta camerunense Joseph M. Tala, piange con Ribka Sibhatu, con Quasimodo e Campana. Cerca un registro diverso per penetrare dentro, dialogare con i ragazzi.

Presentando ieri il suo libro nella sala del Carroccio in Campidoglio, il senatore Vincenzo Vita ha ricordato che le grandi battaglie culturali hanno un cuore antico, “bisogna scavare nel profondo. Saper educare alla diversità, far scoprire la ricchezza della comunità. E agire: in Italia, culla del diritto, abbiano ancora una normativa varata al tempo dell’alleanza tra una destra arrogante e un leghismo ignorante, la Bossi-Fini”. “E non c’è un governo né un Parlamento che abbia all’ordine del giorno la cancellazione di questo aborto giuridico, che contraddice la Costituzione e le norme sui diritti dell’uomo” incalza Pietro Soldini, Cgil, che al libro ha scritto la prefazione. Perché ormai si sono saldati un razzismo plebeo, da stadio, con quello aristocratico-istituzionale, insiste Claudio Graziano, Arci. Anche se il messaggio inviato dalla presidente della Camera Laura Boldrini ha un’altro segno: ricorda quanto sia essenziale il ruolo della scuola, “solo lì possono crescere cittadini aperti a uno sguardo diversi”.

Una bella frase di sant’Agostino suggella il libro: “La speranza ha due bei figli: la rabbia e il coraggio. La rabbia nel vedere come vanno le cose del mondo, il coraggio di vedere come invece potrebbero andare”.

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Chi comanda in Campidoglio?

Chi comanda in Campidoglio? Mentre Messaggero e Tempo martellano contro la giunta Marino – ogni scusa è buona, dalla pedonalizzazione dei Fori alla vertenza non commendevole sui tempi e sui costi della Metro C – qualche giorno fa, ne ha dato notizia Carte in regola, le commissioni congiunte Urbanistica e Patrimonio hanno riesumato una delibera alemanniana (una di quelle approvate in extremis, prima della fine della legislatura) che era stata bloccata dal Direttore del dipartimento urbanistica in autotutela. Una maggioranza blindata Pdl-Pd (assenti Peciola di Sel e Onorato di Marchini) ha votato invece l’immediata pubblicazione, il via libera all’edificazione di Castel Giudeo che riconosce diritti edificatori in compensazione a Ater e altri proprietari privati. Un’analogo provvedimento era stato rigettato dal Tar qualche mese fa che aveva riconosciuto valida “l’argomentazione del Comune, secondo cui non tutte le volumetrie legittimamente soppresse per una scelta di riduzione delle quantità edilizie da parte dell’Amministrazione sviluppata nelle ultime tre Varianti, possono essere “compensate” senza vanificare le scelte urbanistiche dell’Ente locale”.

Perché? E’ un segnale in netta continuità con la precedente e devastante gestione del territorio a cui il Pd non ha finora offerto giustificazioni pubbliche. Nonostante nel programma di Marino fosse esplicito l’impegno di cancellare e ritirare tutti gli atti dell’amministrazione Alemanno che prevedono nuovo consumo di territorio agricolo.

Inquietante. Con l’assessore all’urbanistica, Giovanni Caudo, si schiera il Comitato per la Bellezza (Vittorio Emiliani, Desideria Pasolini dall’Onda, Luigi Manconi, Vezio De Lucia, Gaia Pallottino, Paolo Berdini) che ne ricorda “la competenza specifica, il rigore e la chiarezza di visione urbanistica. Egli è oggetto di attacchi continui da parte, non a caso, di organi di stampa legati alla grande impresa immobiliare. Attacchi coi quali si punta chiaramente ad impedire una reale “discontinuità” politica rispetto al passato, in specie rispetto alla Giunta di centrodestra. Circoscrivere invece, il più possibile, i cosiddetti “diritti acquisiti” e quindi l’esercizio dei diritti di “compensazione” in materia di aree fabbricabili residenziali è, a nostro avviso, essenziale se si vuole arrestare la cementificazione dell’Agro romano e, più in generale, il consumo speculativo di suolo e di paesaggio nel Comune di Roma. Intatte devono quindi rimanere le deleghe assessorili di Giovanni Caudo e solido il suo ruolo riformatore nella Giunta Marino”.

Par di capire dunque che quello sciagurato voto bipartisan non sia stato un errore, ma parte di una strategia più complessa. E che i poteri forti, i costruttori romani, non intendano che nell’urbanistica romana “tutto è cambiato perché nulla sia cambiato”. In quel “nulla”, ovviamente, i loro profitti.

L’immagine è un murale di Alice Pasquini

La rivolta dei braccianti

Le brigate di solidarietà attiva, che hanno lavorato questa estate  nelle campagne di Foggia a fianco dei lavoratori agricoli, hanno reso pubblico il documento presentato alla Prefettura di Foggia da una delegazione di braccianti il 2 settembre. Qui il link all’articolo che ho scritto l’1 settembre per l’Unità sul lavoro dei braccianti in Capitanata e sul Ghetto. Qui di seguito il documento dei lavoratori.

“Siamo una rappresentanza dei lavoratori agricoli, italiani e stranieri, presenti nella Capitanata. Viviamo e lavoriamo in diverse parti della Provincia di Foggia.

Tra di noi ci sono persone che lavorano in queste campagne da diversi anni. Molti di noi sono qui per la prima volta, come conseguenza della chiusura del Piano di Accoglienza per l’Emergenza Nord Africa. Molti altri ancora hanno perso il lavoro in altre parti d’Italia. Tra i lavoratori agricoli stranieri, la maggioranza è provvista di un regolare titolo di soggiorno.

Vista l’inefficacia dell’azione istituzionale e del terzo settore, abbiamo deciso di auto-rappresentarci. La nostra presenza di lavoratori è fondamentale al mantenimento di questo comparto produttivo, durante tutto l’anno. Siamo qui oggi per chiedere l’attenzione e l’intervento del Prefetto su alcuni punti fondamentali:

        • Il nostro disagio è il risultato del diffuso sfruttamento della manodopera agricola, nella mancata applicazione dei contratti provinciali. Lavoriamo in media 10 ore al giorno, spesso a cottimo, per una paga che varia dai 25 ai 30 euro al massimo.

        • I datori di lavoro nella maggior parte dei casi non stipulano alcun tipo di contratto; in altri casi non registrano il contratto; altri ancora non versano i contribuiti relativi a tutte le giornate effettivamente lavorate, impedendoci sistematicamente sia di poter ottenere l’indennità di disoccupazione agricola, ma soprattutto il rinnovo del permesso di soggiorno.

        • I datori di lavoro inoltre intestano i contratti a persone diverse da coloro che effettivamente lavorano (fenomeno dei “falsi braccianti”)”.

Come è evidente, i braccianti stanno lottando per i loro diritti, e questa iniziativa è solo l’ultima tappa di un percorso cominciato da temopo. Che siano italiani o stranieri non importa, anche se va notato che molti italiani, anche giovani come questi ragazzi, neanche ci provano a lottare. Chi lavora deve essere pagato il giusto. Almeno il minimo contrattuale. Punto.

E’ una questione di democrazia minima: giusta paga, contratti, contributi. Altrimenti l’agricoltura di cui ci si fa tanto vanto non è che sfruttamento e schiavismo.

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