Il Senato degli abusi

Almeno una volta l’anno, a volte due. Quasi una malattia di stagione, il condonismo compare in Parlamento a cadenze regolari. Dando speranze, strumenti, cavilli giuridici agli abusivisti.

Stupefacente quel che è avvenuto in Senato, che ha approvato la proposta di legge presentata dal forzista Ciro Falanga su “Disposizioni in materia di criteri di priorità per l’esecuzione di procedure di demolizioni di manufatti abusivi”. In sostanza è una lista di 11 tipologie di abusivismi da rispettare negli ordini di demolizione: Prima gli abusi pericolanti, poi quelli non finiti, e ancora quelli usati per attività criminali, quelli di proprietà di appartenenti alle cosche, gli ecomostri (al quinto posto)… fino agli abusi “di necessità”, anche se con villetta di lusso e piscina.

Discutibile la lista, ma ancor più dannoso lo strumento che si offre agli abusivi: la possibilità, per chi fosse arrivato al termine del già lungo e farraginoso iter della demolizione, di fare ancora nuovi ricorsi, bloccando ancora la demolizione. Insomma, un condono mascherato

Per l’ex senatore Roberto Della Seta, questa sarà “la pietra tombale sugli smantellamenti, chiunque infatti potrà appellarsi contro la loro decisione”. Per Vittorio Cogliati Dezza “è una camicia di forza alla lotta contro l’abusivismo, una beffa”. Anzi, incalza, “tutti si giocheranno la carta dell’abusivismo di necessità, che ora grazie al Senato è diventato un istituto giuridico”. Sostenuto con energia dai senatori della Campania – se qualcuno volesse andare a fare un viaggio per gli sconci di quella regione, un tempo meravigliosa, capirebbe il perché: 200 mila abusi censiti, quasi 70 mila sentenze di abbattimento già pronte all’esecuzione – il testo di legge ha diviso il Pd e ha avuto il voto contrario di M5s, Lega, Sel. La legge ora passa alla Camera, c’è da sperare che venga profondamente modificata prima che i prossimi temporali producano smottamenti e frane, e si sia costretti a piangere nuove perdite umane in case “che lì non ci sarebbero dovute stare”.

Come non bastasse nel decreto Imu-Bankitalia un emendamento del senatore Pd Federico Fornero inserisce un altro dono agli abusivisti. Viene infatti consentita la vendita “delle aree appartenenti al Patrimonio dello Stato sulle quali alla data del 31 dicembre 2012 sono state realizzate da privati unità immobiliari ad uso abitativo e commerciale in assenza di autorizzazione” . Toccherà all’Agenzia del Demanio gestire la vendita diretta, altro che asta, all’occupante che ne faccia richiesta. Nessuna demolizione, l’acquisto dell’area sanerà la violazione ambientale. Agli stupidi che non fanno gli abusivi la pena di pagare i servizi e gli agganci in rete per per i furbi, dal collettore fognario alle strade, agli acquedotti. Una sanzione sulla legalità.

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Roma, che ne facciamo

Non è per appellarsi allo spoil system. Ma lasciare le aziende e gli uffici di Roma nelle mani di chi l’ha (mal)gestiti finora non è cosa saggia. Lo si è visto all’Atac dopo lo scandalo dei biglietti taroccati, non bastasse lo scandalo quotidiano del servizio strozzato dalla mancanza di autisti e dalla dovizia di amministrativi inutili ma famigli dell’amministrazione precedente.

Lo si è visto all’Ama, dove ora esplode il bubbone di Malagrotta e del suo padrone Cerroni, potentissimo e quasi innominato sulle cronache locali, ma ben conosciuto nei cenacoli di chi conta. Già chi aveva seguito nei mesi scorsi il balletto della discarica impossibile – e dei ponzi pilati, dalla governatrice Polverini in giù – qualche idea se l’era pure fatta.

Rischia di vedersi anche ora alla sempre più fioca Acea, che ogni notte lascia interi rioni al buio, random, forse per economizzare qualcosa, forse per incuria, ma che intanto continua ad assumere clientes di centrodestra. Una volta l’Acea era il portafoglio del Campidoglio, l’azienda più ricca e florida. Oggi che è diventata?

Troppo presto forse bollare il sindaco Marino con un giudizio ingeneroso. Ancora è forte la riconoscenza per aver riportato in Campidoglio la decenza. Ma ha spazzato bene la nuova casa prima di insediarsi? Ha studiato le carte? Il Comune ha una macchina poderosa e aziende di tutti i tipi, con dipendenti più numerosi di quelli di una grande azienda come la Fiat. E’ impensabile non riorganizzarla, così come prevede la legge, esattamente come un nuovo padrone d’azienda non tiene gli amministratori precedenti. Un sindaco si presenta in campagna elettorale con degli obiettivi, la macchina capitolina poi li deve portare avanti: che ancora si assumano gli amici del centrodestra, e solo per questo merito, è impensabile.

Sono passati più di sei mesi dall’insediamento in Campidoglio. Sindaco, ci dica cosa vuol fare di Roma e delle sue aziende. In questi tempi incanagliti dall’antipolitica, ci faccia vedere un altro orizzonte, invece delle liti tra assessori che immiseriscono la sua amministrazione. Ce lo dica sindaco: che ne vuole fare dell’Acea, dell’Ama, dell’Atac? Della Metro C? Del futuro di Roma? Taccio, per carità di patria, della gestione della cultura: non è stato rimpiazzato nemmeno il presidente del sistema bibliotecario.

Era partito bene, sindaco Marino, con la proposta della pedonalizzazione dei Fori. Ma la questione del parco archeologico centrale non si può limitare a una regoletta di traffico: ed invece a quello sembra ridotta. Cambiare le cose, a Roma come altrove, è difficile e ci si scontra con resistenze attive. Eppur bisogna andar, se non ci si vuole limitare a gestire l’esistente, senza guizzi e senza passione. Sarebbe un peccato se il sindaco di Roma – sul bilancino politico molto più pesante di un ministro, e certo non ricattabile da questo o quel dirigente di partito locale – si allineasse allo sconfortante panorama politico nazionale.

La Befana va in canoa

E’ successo questo, oggi. La Befana ha lasciato la sua scopa ed è salita in canoa sul lago segreto di largo Preneste. Il comitato di quartiere e la ciclofficina Don Chisciotte avevano chiamato a raccolta i bambini delle scuole del Pigneto-Prenestino e un corteo, bambini in testa e befane al seguito, ha attraversato quel quadrante di città fino al grande cancello dell’ex Snia.

Camminando, sono stati consegnati sacchi di carbone ecologicamente virtuale a chi lo ha meritato: a chi non frena la mutazione rapida dell’isola pedonale in divertimentificio notturno cancellandone tessuto sociale e radici, a chi ha tolto giardini e giochi per i bambini (i cantieri della metro C), a chi preferisce ascoltare la potente voce dei palazzinari invece di restituire un bene di tutti. Il lago dell’ex Snia, appunto. Nato da un tentativo di speculazione – il cantiere per la costruzione di una grande centro commerciale con sette piani sotterranei di parcheggio ha bucato la falda acquifera dell’Acqua Bullicante – il lago è lì, dietro quel muro e quei cancelli, da una ventina d’anni. E intanto si è popolato: di pesci, uccelli acquatici e non, canneti, gufi, anfibi…

Quanto è bello il lago nascosto, e grande, lo hanno visto le centinaia di persone che hanno seguito la Befana fin quando una canoa è stata messa in acqua e lei ha fatto un giro trionfale del lago, vicino alla bandiera di Mompracem. (Qui il video).

Perché in gioco non c’è solo il lago, ma anche la parte pubblica dell’area, oggi chiusa. E quella privata: i resti di una antica fabbrica, che l’incuria sta rovinando, che pure, oltre ad avere un certo pregio architettonico, sono una testimonianza di un’epoca di duro lavoro, di lotte e di ribellione. Che scompaia in favore di uno dei tanti centri commerciali che costellano le periferie italiane è davvero un peccato.