Il cemento elettorale

Brutta questa campagna elettorale romana. Le premesse c’erano tutte: un sindaco poco amato e molto zoppicante giubilato non da un voto in consiglio comunale ma da una processione di consiglieri e un notaio. Un governo che tende a restringere sempre più le occasioni di voto, la riforma delle provincie è lì a dimostrarlo, non bastassero le riforme costituzionali. Una situazione di sfascio, dopo gli anni di Alemanno, a cui Marino non ha saputo opporre che poche cose, tra cui la benemerita cancellazione di una parte della pioggia di cemento prevista e contrattata con i costruttori. E che la pallida amministrazione dei commissari di governo non ha che favorito, peggiorandola anzi con una raffica di sgomberi e sfratti alle poche attività sociali, provvedimenti mascherati dalla scusa di affittopoli, i cui beneficiari sono invece come prevedibile rimasti nelle loro residenze privilegiate.

Dunque, che fare? Una piccola smossa al vuoto di contenuti dei candidati – riempire le buche non è un programma, è la normalità in una città civile, come il ripristino della legalità e la lotta alle mafie, mentre il dibattito su Almirante, più che retrò è solo penoso – l’ha dato il comitato Salviamo il paesaggio insieme alla rete dei comitati per la moratoria del cemento e al coordinamento per il regolamento del verde e del paesaggio. Che hanno rivolto ai candidati una serie di richieste concrete.

Stella polare, ricorda l’urbanista Vezio De Lucia, il pensiero di Italo Insolera, che – dopo aver studiato storia e urbanistica romana raccolte nel suo “Roma moderna” – diceva che a Roma non c’è politica senza politica urbanistica. Strumento concreto, la lotta al diritto di edificazione e al suo corollario, la compensazione, invenzione romana oggi esportata anche altrove che fa nascere dalla terra, come i cavoli, il diritto a costruire. E invece, ricorda Paolo Maddalena, giurista e costituzionalista, il diritto a costruire lo detiene il popolo, gli amministratori dovrebbero amministrarlo nel suo interesse. Nessuno può negare che a Roma si è costruito troppo, cancellare quelle previsioni, rifiutare le concessioni, è un diritto che non dà aggio a risarcimenti. La proprietà privata, ricorda Maddalena, è garantita nella costituzione in quanto ha scopo sociale: quanta socialità c’è nella raffica di palazzoni che deturpano la periferia? “Il permesso a edificare il comune lo dà, il comune lo toglie” conclude De Lucia.

Cemento zero, proprietà pubblica dell’acqua. E manutenzione e restauro del verde, oggi abbandonato da un Servizio Giardini che vent’anni fa era all’avanguardia, oggi ridotto a una pattuglia di 350 persone, molte anziane, che si devono occupare – ricorda Vittorio Emiliani, ex direttore del Messaggero – di 330.000 alberi e 39 milioni di metri cubi di verde pubblico. Come pretendere che i prati vengano falciati e gli alberi potati e curati se, dopo la vicenda di Mafia Capitale i relativi appalti alle cooperative di Buzzi sono stati recisi senza sostituzioni? Dunque serve la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico – il lungarno di Firenze è un monito a tutti –

Il primo atto della nuova amministrazione dovrebbe essere – dice l’urbanista Paolo Berdini – l’istituzione di una commissione per capire cosa è successo a Roma, chi ha sbagliato, chi ha rubato. Come definire altrimenti i costruttori che ottengono di fare nuove palazzine impegnandosi a importanti lavori pubblici e ora, a palazzine vendute, dei lavori promessi non c’è traccia? E’ successo ad Acilia, con il sottopasso fantasma e 1200 concretissimi appartamenti, ma anche in piazza dei Navigatori… E per fortuna è stato fermato, per ora, il tavolo di conciliazione al ribasso tra assessorato e costruttore.

Dice la Corte dei conti: nei piani di zona ci sono ammanchi importanti, fino a 3 miliardi. Chi li ha presi? – insiste Berdini – Sono stati ritrovati reperti archeologici straordinari a Cecchignola e Grottaperfetta, perché non si sono fermati i cantieri? Sulla Prenestina per la cocciutaggine di un gruppo di cittadini è finalmente diventata pubblica una parte del lago ex Snia, nato da una speculazione edilizia del costruttore Pulcini che ha illegalmente ritoccato le carte del Piano regolatore. Bucata la falda acquifera si è formato il lago, e l’illegalità è stata evidente e dunque fermata. Ma pochi metri più in là, ecco altro cemento, il discount Lidl nell’area del vincolo Ad duas lauros, vincolo paesaggistico e archeologico. Ora si scopre che gli oneri di urbanizzazione chiesti e pagati sono molto più bassi di quelli previsti per legge. La magistratura indagherà, ma noi ci chiediamo come sia stato possibile, e grazie a chi”.

I candidati rispondano. Da Marchini non c’è da sperare sponde, costruttore e figlio di costruttori. La candidata 5 stelle sembra molto attenta a non prendere impegni vincolanti, non sia mai il direttorio le metta veti. La candidata di destra, oculatamente intenta a scrollarsi dalle spalle l’eredità di Alemanno, non sembra però cambiare strada. Resta Giachetti: vorrà mettere in discussione la pesante eredità di Veltroni e prendere impegni concreti? Vedremo: l’unico candidato per ora schierato con i comitati No cemento è Fassina, che nel programma – sì, almeno lui ce l’ha un programma – ha da tempo inserito la moratoria del cemento.

  • Nell’immagine la festa del 1 maggio al Lago della Snia, aperto da aprile grazie al lavoro volontario del Centro sociale