Al safari di Trastevere

Nelle strade di Roma si muore così, come Nian Maguette, inseguiti dalla polizia “come gazzelle”, dice chi pensa di essere ad un safari, chi cerca il trofeo e pazienza se è un uomo. Dopo l’acquiescenza alla pena di morte per il furto, ora abbiamo anche quella per commercio ambulante. E la polizia municipale rivendica, persino: stavamo difendendo il decoro, il ponte Fabricio ha un vincolo paesaggistico.

Sicuro. Una solerzia sospetta. Intanto perché non si tutela il paesaggio, invece, quando chi lo deturpa sono interessi forti, potenti, che costruiscono alla faccia dei vincoli, come è avvenuto per il discount Lidl in via dell’Acqua Bullicante. Poi perché c’è decoro e decoro: sarebbe bello sparissero dalle aree di pregio del centro, iper tutelate, i camion bar di note famiglie monopoliste. Invece quelli restano lì, indisturbati, e si perseguono invece i bengalesi che vendono con il loro zaino bottigliette d’acqua a prezzo più basso dei camion bar. Fatevi un giro al Colosseo (sotto vincolo paesaggistico) e provate a chiedere i prezzi.

Ma quei bengalesi sono abusivi, è il coro degli amanti del decoro. Sarebbe interessante capire quante tasse pagano – o evadono – i negozianti feriti dalla concorrenza degli ambulanti senegalesi, o i proprietari dei camion bar (a proposito, sarebbe anche interessante sapere quanto pagano gli asiatici, anch’essi bengalesi, che li gestiscono). Perché c’è decoro e decoro.

In generale si cerca di difendere il decoro dei ricchi, per mazzolare quello dei poveri. Fa impressione che il Messaggero, il giornale di Caltagirone, abbia pubblicato domenica un articolo sugli homeless iniziando così: “Per lo più ubriachi. A volte violenti e aggressivi. E comunque sempre padroni di una fetta di Roma”. Padroni di una fetta di Roma? Cosa vuol dire essere padrone di una fetta di Roma lo sa benissimo il padrone del giornale che le case le costruisce e le vende. Ma tranquilli: nessun senza casa querelerà l’improvvida giornalista, sui poveri e sui senza potere si può dire di tutto, e infatti lo si fa.

Intanto Nian Maguette, che cercava di vivere come poteva, è morto. Per un infarto, forse, o perché ha sbattuto la testa, certo per sfuggire alla caccia all’africano. Contro di lui un solido schieramento istituzionale; c’è voluta la testimonianza di Maria Delfina Bonada, la moglie di Valentino Parlato, per sbaragliare le menzogne ufficiali: “Non è vero quanto ha dichiarato a la Repubblica il vicecomandante della polizia municipale Antonio Di Maggio, cioè che non si inseguono gli abusivi ma che si sequestra soltanto la merce. Abbiamo visto gli ambulanti nigeriani correre disperati con il loro fagotti. E abbiamo visto anche gli agenti inseguirli (uno di loro, con un giubbotto di pelle marrone, mi ha anche spintonato). Inseguirli a piedi, in motorino, e due addirittura salire su una macchina nera sullo spiazzo davanti all’ospedale e partire sgommando in marcia indietro sul ponte dal quale abitualmente arrivano le ambulanze. Ma molti fagotti, caduti dalle spalle degli ambulanti, sono rimasti a terra. La caccia era all’ambulante”. All’uomo nero.

A proposito di decoro. C’è sulla Prenestina il lago Ex-snia, nato da una dissennata operazione edilizia (in parte abusiva) e rinaturalizzato negli anni. I cittadini dopo anni di lotte sono riusciti a ottenerne un parte l’esproprio. Poi, vista l’inerzia di Municipio e Comune, hanno deciso di tenerlo aperto. Tassandosi, hanno fatto recinzioni e sfalcio dell’erba, e hanno impegnato due persone per la sorveglianza negli orari di apertura, così che non si avvicini troppo all’acqua, si rispettino i luoghi, non si sporchi e non si rompano gli arredi costruiti dal fai-da-te civico. Ormai è un anno che il lago è aperto a tutti.

Chi sono i sorveglianti? Due senegalesi, che hanno abitato proprio dove viveva anche Nian Maguette. Un caso che siano lì al lago, a difendere i vincoli paesaggistici, mentre il loro compagno invece fosse ambulante in centro, selvaggina da vigili. Come gli altri sono feriti e offesi, per le menzogne sul loro compagno, per il suo destino di persona che cercava di guadagnarsi la vita. Sì, forse c’era una multa da pagare, ma la morte è inaccettabile.

Ma, a guardar bene, anche i due guardiani del Lago sono abusivi. A chi spetta la sorveglianza e l’allestimento di un parco pubblico se non al Comune o al Municipio? Che dovrebbero chiedere l’istituzione di monumenti naturale, mettere fine agli appetiti di un costruttore implicato in Mafia Capitale, risarcire il quartiere con la tutela del verde e la gestione del parco. Facile promettere in campagna elettorale, ancor più facile dimenticare tutto una volta preso il potere. I veri colpevoli di degrado, a Roma, sono proprio i custodi del decoro, gli amministratori. Quelli che, quando devono scegliere da che parte stare, si schierano con i ricchi commercianti e si scagliano contro i poveri ambulanti. Quelli che tacciono di fronte alle evidenti violazioni della legge fatta dai potenti e abbandonano il territorio e la sua tutela, specie in periferia. Loro sì, vandali, Anche se in giacca e cravatta.

L’orco e il Lago

C’era una volta un orco cattivo che, per cercare un tesoro nascosto, scavò una grande buca e svegliò una principessa guerriera che dormiva accanto a un fiume sotterraneo. La principessa si arrabbiò e scatenò la sua ira facendo risalire il fiume in superficie. Non riuscì ad annegare l’orco, ma lì dove era stata scavata la terra spuntò un lago sorgivo che, pian piano, ha cominciato a offrire rifugio agli animali che cercavano di sfuggire all’inquinamento e al cemento…

Ecco, potrebbe essere raccontata anche così la storia del lago Ex Snia, nato da un tentativo malriuscito di speculazione edilizia e ora luogo di cova per anatre e garzette, di caccia per volpi e martin pescatori, di giochi per i bambini dei quartieri Casal Bertone e Prenestino.

Una storia lunga vent’anni che ha impegnato la tenacia e l’intelligenza del Comitato e del Forum del Parco delle Energie che hanno scoperto prima le carte contraffatte del piano regolatore, poi hanno sventato altri tentativi di speculazione e convinto il Comune a espropriare almeno l’area destinata originariamente a verde. Ora si aspetta da un po’ troppo tempo l’iscrizione del Lago nell’elenco dei monumenti naturali, la registrazione del Lago negli elenchi del Demanio, gli adempimenti burocratici in assenza dei quali altri tentativi di speculazioni potrebbero essere dietro l’angolo.

Così quest’anno si è deciso di manifestare per chiedere l’istituzione di Monumento naturale per il Lago Ex Snia. Una manifestazione anomala: non un corteo, non un sit-in e nemmeno un flash mob. Ma un concerto lungo una giornata, un pic nic sotto un sole tornato finalmente caldo che ha visto migliaia di persone, c’è chi dice cinquemila, darsi appuntamento nel grande prato davanti al Lago.

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Una lunga manifestazione musicale, una maratona, mentre street artist come Camilla Falsini e Alex Senna lavoravano di colori e pennelli sulle mura di recinzione. Prima la Murga e le giocolerie, poi il concerto dal palco. Aperto dalle canzoni che gli Assalti frontali – e Militant A in modo particolare – insieme al Muro del canto hanno dedicato al “Lago che combatte”, il concerto ha visto tra gli altri la partecipazione di Piero Brega e Oretta Orengo, Amir Issaa, Los3saltos, Ginko, il coro Romolo Balzani, Giulia Anania, Skasso, Veeblefetzer, Lampadread, il centro culturale Ararat. E il mitico Capitan Calamaio, “che ha più libri di un libraio”, gran condottiero di tutti i bambini.

Sono stati loro, i bambini, i grandi protagonisti di questa giornata. Hanno assaltato la collinetta di sabbia scavando accanitamente, hanno osservato l’arnia che ospiterà le api e bombardato i terreni ancora in mano al costruttore Pulcini con bombe di semi, hanno partecipato alla piantumazione di un grande albero, hanno giocato e ballato e cantato. Perché soprattutto loro hanno bisogno di quel lembo di natura incistato in una delle zone più densamente abitate di Roma. Perché il lago parla di futuro, di qualità della vita, di partecipazione. Di speranza.

Per un anno il Lago è stato aperto al pubblico grazie all’iniziativa di chi lo ha reso praticabile, ha falciato l’erba, ha provveduto alla guardiania, ha controllato che le cove non venissero disturbate da bipedi o quadrupedi (per questo i cani vanno sempre al guinzaglio). Non per sostituirsi a chi avrebbe dovuto provvedere, ma come forma di lotta: perché gli abitanti della zona conoscessero la bellezza di quel luogo e se ne riappropriassero, perché gli amministratori pubblici avessero chiaro che c’è chi il Lago lo ha difeso e lo difenderà. E che sarebbe ora di darsi una mossa, completare gli espropri e finanziare l’allestimento dell’area.

La risposta e la partecipazione dei romani è stata al di là delle aspettative. Ora tocca agli amministratori, il Comune e soprattutto la Regione. Zingaretti, batti un colpo. Non vorrai mica che quell’orco cattivo si faccia venire altre idee?

 

La brutta Padania

È un catalogo del brutto, un elenco fotografato con cura degli orrori del territorio padano. Un pesante tomo che evidenzia, meglio non si potrebbe fare, i guasti della commistione di scatenata iniziativa privata e dissennatezza delle grandi opere pubbliche. La Padania, lo sappiamo, non esiste, storicamente né culturalmente. Ma negli ultimi 50 anni si è costruita, ha preso forma. La trovate qui, in questo libro fotografico ragionato, Padania classic. L’Atlante dei Classici Padani, pubblicato da Krisis Publishing grazie a un riuscito crowdfunding (chi la cerca può ordinarla qui, e c’è anche un omonimo sito aggiornato continuamente). La dimostrazione di un “dissesto psicoinfrastrutturale”, la presenta Wu Ming 1 in uno degli ultimi incontri di Festivaletteratura di Mantova.

Piemonte, Lombardia, Veneto, una macroregione che ha in comune lo spreco del suolo, la mostruosità degli esiti, la sostituzione di un antico paesaggio rurale in grandi forchettate di svincoli e rotonde, discariche e inceneritori, capannoni più o meno utilizzati. «E intanto il cancro della cementificazione inutile e brutta cresce – incalza lo scrittore Wu Ming 1, che dal canto suo sta lavorando da tempo su territorio e conflitto in Val di Susa – anche perché una grande opera non è solo uso di quel particolare territorio. Come una goccia d’inchiostro su carta assorbente una grande opera dilaga, cambia il traffico, gli spazi intorno. Crea nuove necessità, esige nuove strade, suggerisce nuovi centri commerciali. Se non sapremo difendere quel che è rimasto ci condanneremo a vivere tra le macerie. E la macroregione sarà il carcere dell’anima».

cementificazioneL’autore del progetto, Filippo Minelli (che ha cofirmato il lavoro con Emanuele Galesi), ha passato tre anni a fotografare il brutto, e altri due a redarre il libro: «Questa bulimia cementizia è recente – nota – dagli anni ’60 a oggi. Ma ha già mutato profondamente il suolo con un incredibile cambio architettonico, omologato ai peggiori esempi delle periferie del mondo, complice una deregulation totale. La parola chiave per attuare il dissesto psicostrutturale è stata “polifunzionale”, centri commerciali, artigianali, abitativi, tutto insieme, le colonnine doriche e i nani da giardino, mega scheletri iniziati e abbandonati, la pubblicità dei compro-oro e dei centri massaggi ammiccanti, una Las Vegas opulenta e insieme miserabile. Nel paesaggio, una volta, si specchiava la comunità, ora solo l’individualità, il potere e l’ostentazione del denaro, il vuoto culturale. Su questa perdita d’identità la Lega ha incistato una identità inventata, con riti druidici e acque del Po. Sotto c’è il disastro delle grandi opere pubbliche e delle piccole private azioni quotidiane».

Cosa ci vuole a tirare su un capannone? Semplice, modulare, può essere modificato alla bisogna, e comunque crea valore, il fido in banca; che poi sia utile è davvero superfluo. E intanto si cementifica, si tombano i corsi d’acqua, si riempie un “vuoto” che invece è pieno di campi e prati. Un’ossessione che ha trasformato il territorio in un orrendo blob di asfalto e cemento e cartelloni pubblicitari di qualsiasi cosa. Piscine poggiate sul prato. Lacerti cementizi. Transenne edilizie abbandonate. Senza alcun senso.

Ne risulta un paesaggio pazzesco, se lo si guarda davvero. Perché spesso lo sguardo cancella il non finito, l’orribile, il cattivo gusto, il cervello non li registra. Questo libro obbliga a guardare, invece. Un esempio? Le palme. Un tempo Leonardo Sciascia l’aveva segnata sullo stivale, la capacità delle palme da datteri di attecchire sempre più a nord, metafora della capacità invasiva della mafia. Ma qui, nella macroregione, le palme di sono davvero, e da per tutto. Invece della fragile palma da datteri mediorientale, la più robusta Trachycarpus fortunei, origine asiatica e foglie a ventaglio. E’ da per tutto, basta farci caso: nell’aiola del comune e nel giardino privato, davanti alla sede aziendale o al centro della rotonda. A volte addirittura sfacciatamente finta, di plastica rossa, o luminosa. Un’ossessione, l’emblema vero e vuoto della Padania.

 

Questo articolo è stato pubblicato anche su Succede oggi

Lidl, il vincolo retrattile

Sembrava una vicenda piccola piccola. Invece, come da un pozzo senza fondo, dalla Lidl di via Acqua Bullicante continuano a emergere sorprendenti fatti. Eccone alcuni.

Il vincolo “Ad duas lauros”, innanzitutto. Abbraccia un’area vasta, venne apposto nel 1995 dopo studi e analisi accurate dalla Soprintendenza archeologica di stato – allora la dirigeva Adriano La Regina – per la “compresenza” in un “ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche”, “di valori storici, paesistici o ambientali”. Scriveva La Regina sul manifesto “a ridosso della via Labicana, restano, nel tratto che attraversa l’antico suburbio, ciò che fu la campagna romana, zone di grande interesse storico e ambientale ancora non pesantemente occupate dai quartieri moderni che ora vi gravitano”; “questa parte di Roma ha nel patrimonio archeologico e nei caratteri storici ed ambientali l’unica vera e grande possibilità di riscatto dalle condizioni di anonimato in cui versa”. E ancora, “Fonti antiche di tradizione manoscritta ed iscrizioni forniscono una messe straordinaria di dati per la storia di questa parte del suburbio romano”.

Già, ma quindici anni dopo, i prati e il verde sono già erosi, pezzetto dopo pezzetto, progetto dopo progetto. Un pezzetto di quel verde prezioso è anche quel lembo di terra che oggi ospita il discount Lidl, nonostante già dal primo insediarsi del cantiere gli abitanti, organizzati nel coordinamento No cemento a Roma Est, abbiano fatto tutto quello che potevano per fermare l’abbattimento degli alberi prima, la cementificazione dell’area poi. Picchetti, volantinaggi, manifestazioni, presidi, e anche ricorsi al Tar e alla Procura.

E per fortuna. Così si viene a sapere che nel 2006 ci fu accertamento dei vigili urbani proprio lì, in un capannone artigianale, per abuso edilizio. In quell’occasione, era il 2006, i vigili interpellarono la Soprintendenza archeologica per capire se quella particella rientrasse appunto nel vincolo “Ad duas Lauros”. La funzionaria Buccellato predispose un sopralluogo e al termine degli accertamenti il soprintendente Angelo Bottini dichiarò nettamente che quell’area “è da ritenersi inclusa nel perimetro del Dm citato. Si fa rilevare che per un errore grafico, nella planimetria allegata al decreto, la particella risulta esterna alla perimetrazione, ma che tuttavia deve ritenersi inclusa in quanto fa fede la descrizione letterale dei confini così come enunciato nel Dm 21/10/95”. Traducendo dal burocratese: sì, quell’area è compresa nel vincolo, anche se c’è un errore nella mappa che va corretto perché quel che conta è il testo del vincolo.

 

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La mappa non è stata corretta. Passa il tempo, compare l’interesse della Lidl a costruire una sua filiale e, di nuovo interpellata dalla conferenza dei servizi, la Soprintendenza cambia di segno: no, l’area non è compresa nel vincolo, si può costruire il supermercato. Curioso, ad occuparsi della questione è la stessa funzionaria Buccellato che si occupò della vicenda nel 2006. Questa volta scrive: “l’assenza di incrocio tra via di San Vito (sic) e via Villa S.Stefano non consente la chiusura della perimetrazione. È pertanto evidente che fa fede la planimetria allegata che definisce precisamente l’area”. Il parere del 2006 è completamente rovesciato, quel che conta è la mappa.

Sliding doors? Oppure il fatto è che aver compiuto l’abuso edilizio, quei 200 metri quadrati nel 2006, era una piccola azienda artigiana, mentre nel 2015 il mandante della costruzione del supermercato era il gigante tedesco Lidl, sponsor della Nazionale italiana di calcio?

Sta di fatto che gli amministratori, i funzionari, dovrebbero prendere decisioni in nome del popolo e sulla base di fatti, di atti, di atti precisi. In questo caso né i cittadini, né Italia nostra, hanno ottenuto l’accesso agli atti chiesto con insistenza e con tutti i crismi formali. Perché?

Non c’è solo il mistero del vincolo. Alla ditta costruttrice è stato fatto un notevole sconto – da che giustificato? – sugli oneri di concessione, il denaro pagato per risarcire la comunità dall’aggravio di traffico, gas e polveri sottili portato da un nuovo supermarket. Anche gli oneri di concessione, in questo caso, hanno goduto di un parametro al ribasso, che ha fatto risparmiare 56.449,53 ai bilanci dei costruttori impoverendo le casse del comune.

Ancora. Poiché chiudere un occhio è ormai un’abitudine, ecco che le procedure che la Regione Lazio considera indispensabili per la concessione della licenza edilizia non sono state rispettate. Tra le cubature artigianali da sostituire è stata conteggiata una palazzina residenziale; le cubature per poter essere conteggiate avrebbero dovuto avere la concessione in sanatoria entro l’agosto del 2011 ma almeno 803,73 metri quadri sul totale di 1.363,50 l’hanno ottenuta nel 2014. Le attività nel 2011 avrebbero dovuto essere cessate, invece almeno il fabbro è stato attivo fino al 2014, come da sua testimonianza, da visure alla Camera di commercio e dalla sua dichiarazione dei redditi del 2015.

Ora la Procura dovrà decidere che fare, il Pm ha chiesto l’archiviazione ma questa ridda di compiacenze, errori, discrepanze sembra incredibile. Dovesse finire in gloria per la Lidl resterà un retrogusto amaro nei cittadini: perché lo sconto di 50.000 e rotti euro? Perché l’inversione dei pareri in soprintendenza, perché nessuno ha controllato la questione dei condoni e della cessazione di attività? E invece a chi protestava contro il cantiere i vigili hanno contestato una multa di 500 euro perché – era agosto – avevano messo sul pubblico marciapiede un ombrellone per ripararsi dal sole, poi subito tolto. Altro che chiudere un occhio.

 

I post precedenti

12 giugno 2015  Lidl taglia gli alberi

3 luglio 2015  Si ferma il cantiere mangia alberi

28 ottobre 2015 Il mistero buffo del discount

23 dicembre 2015 Lidl, storia di una lotta

9 marzo 2016  Sigilli alla Lidl

 

 

 

 

 

Il cemento elettorale

Brutta questa campagna elettorale romana. Le premesse c’erano tutte: un sindaco poco amato e molto zoppicante giubilato non da un voto in consiglio comunale ma da una processione di consiglieri e un notaio. Un governo che tende a restringere sempre più le occasioni di voto, la riforma delle provincie è lì a dimostrarlo, non bastassero le riforme costituzionali. Una situazione di sfascio, dopo gli anni di Alemanno, a cui Marino non ha saputo opporre che poche cose, tra cui la benemerita cancellazione di una parte della pioggia di cemento prevista e contrattata con i costruttori. E che la pallida amministrazione dei commissari di governo non ha che favorito, peggiorandola anzi con una raffica di sgomberi e sfratti alle poche attività sociali, provvedimenti mascherati dalla scusa di affittopoli, i cui beneficiari sono invece come prevedibile rimasti nelle loro residenze privilegiate.

Dunque, che fare? Una piccola smossa al vuoto di contenuti dei candidati – riempire le buche non è un programma, è la normalità in una città civile, come il ripristino della legalità e la lotta alle mafie, mentre il dibattito su Almirante, più che retrò è solo penoso – l’ha dato il comitato Salviamo il paesaggio insieme alla rete dei comitati per la moratoria del cemento e al coordinamento per il regolamento del verde e del paesaggio. Che hanno rivolto ai candidati una serie di richieste concrete.

Stella polare, ricorda l’urbanista Vezio De Lucia, il pensiero di Italo Insolera, che – dopo aver studiato storia e urbanistica romana raccolte nel suo “Roma moderna” – diceva che a Roma non c’è politica senza politica urbanistica. Strumento concreto, la lotta al diritto di edificazione e al suo corollario, la compensazione, invenzione romana oggi esportata anche altrove che fa nascere dalla terra, come i cavoli, il diritto a costruire. E invece, ricorda Paolo Maddalena, giurista e costituzionalista, il diritto a costruire lo detiene il popolo, gli amministratori dovrebbero amministrarlo nel suo interesse. Nessuno può negare che a Roma si è costruito troppo, cancellare quelle previsioni, rifiutare le concessioni, è un diritto che non dà aggio a risarcimenti. La proprietà privata, ricorda Maddalena, è garantita nella costituzione in quanto ha scopo sociale: quanta socialità c’è nella raffica di palazzoni che deturpano la periferia? “Il permesso a edificare il comune lo dà, il comune lo toglie” conclude De Lucia.

Cemento zero, proprietà pubblica dell’acqua. E manutenzione e restauro del verde, oggi abbandonato da un Servizio Giardini che vent’anni fa era all’avanguardia, oggi ridotto a una pattuglia di 350 persone, molte anziane, che si devono occupare – ricorda Vittorio Emiliani, ex direttore del Messaggero – di 330.000 alberi e 39 milioni di metri cubi di verde pubblico. Come pretendere che i prati vengano falciati e gli alberi potati e curati se, dopo la vicenda di Mafia Capitale i relativi appalti alle cooperative di Buzzi sono stati recisi senza sostituzioni? Dunque serve la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico – il lungarno di Firenze è un monito a tutti –

Il primo atto della nuova amministrazione dovrebbe essere – dice l’urbanista Paolo Berdini – l’istituzione di una commissione per capire cosa è successo a Roma, chi ha sbagliato, chi ha rubato. Come definire altrimenti i costruttori che ottengono di fare nuove palazzine impegnandosi a importanti lavori pubblici e ora, a palazzine vendute, dei lavori promessi non c’è traccia? E’ successo ad Acilia, con il sottopasso fantasma e 1200 concretissimi appartamenti, ma anche in piazza dei Navigatori… E per fortuna è stato fermato, per ora, il tavolo di conciliazione al ribasso tra assessorato e costruttore.

Dice la Corte dei conti: nei piani di zona ci sono ammanchi importanti, fino a 3 miliardi. Chi li ha presi? – insiste Berdini – Sono stati ritrovati reperti archeologici straordinari a Cecchignola e Grottaperfetta, perché non si sono fermati i cantieri? Sulla Prenestina per la cocciutaggine di un gruppo di cittadini è finalmente diventata pubblica una parte del lago ex Snia, nato da una speculazione edilizia del costruttore Pulcini che ha illegalmente ritoccato le carte del Piano regolatore. Bucata la falda acquifera si è formato il lago, e l’illegalità è stata evidente e dunque fermata. Ma pochi metri più in là, ecco altro cemento, il discount Lidl nell’area del vincolo Ad duas lauros, vincolo paesaggistico e archeologico. Ora si scopre che gli oneri di urbanizzazione chiesti e pagati sono molto più bassi di quelli previsti per legge. La magistratura indagherà, ma noi ci chiediamo come sia stato possibile, e grazie a chi”.

I candidati rispondano. Da Marchini non c’è da sperare sponde, costruttore e figlio di costruttori. La candidata 5 stelle sembra molto attenta a non prendere impegni vincolanti, non sia mai il direttorio le metta veti. La candidata di destra, oculatamente intenta a scrollarsi dalle spalle l’eredità di Alemanno, non sembra però cambiare strada. Resta Giachetti: vorrà mettere in discussione la pesante eredità di Veltroni e prendere impegni concreti? Vedremo: l’unico candidato per ora schierato con i comitati No cemento è Fassina, che nel programma – sì, almeno lui ce l’ha un programma – ha da tempo inserito la moratoria del cemento.

  • Nell’immagine la festa del 1 maggio al Lago della Snia, aperto da aprile grazie al lavoro volontario del Centro sociale

 

Sigilli alla Lidl

E stamattina sono arrivati i sigilli. Via dell’Acqua Bullicante, il nuovissimo discount Lidl è transennato, vuoto il mega parcheggio. A bloccare quell’edificio, questa volta, è la Procura, sequestro penale per due reati, art. 44 del Dpl 380701 e 323 c.p,). Insomma, come i cittadini che si sono mobilitati per tempo, a cantiere appena iniziato, c’era qualcosa che non andava in quella concessione edilizia.

Certo, Lidl è potente. La multinazionale tedesca sta avanzando a larghi passi su Roma. E’ sponsor della nazionale di calcio, gode buona stampa in Italia (in Germania però è stata pesantemente contestata per l’organizzazione interna e la gestione del lavoro: in “Germania anni dieci. Faccia a faccia con il mondo del lavoro” Günter Wallraff racconta come si lavora in un’azienda che lavora esclusivamente per Lidl).

Intanto è chiuso il nuovo capannone, a cui sono stati sacrificati gli alberi che ombreggiavano la strada: anche per questo sabato scorso, a contestare l’apertura dello stabilimento, un gruppo di cittadini con le sagome di alberi si è presentato a volantinare davanti all’ingresso. Ricordate la profezia delle Streghe del Macbeth? “Macbeth non sarà vinto / fino a quando di Birnam la foresta / non moverà verso il colle di Dùnsinane / contro di lui”.

Macbeth-Lidl non è ancora vinto, ma c’è del marcio in Danimarca. Il fatto è che la licenza per quella costruzione, che cementifica e impermeabilizza un’altra preziosa porzione di verde, dovrebbe essere vincolata, a stare al testo che stende una protezione paesaggistica sul comprensorio Ad duas lauros. Ma l’attuale funzionaria della soprintendenza garantisce che no, l’area è libera da vincoli, ma nega a cittadini e associazioni come Italia nostra l’accesso alle relazioni archeologiche. Si sa infatti che durante gli scavi del cantiere sono stati ritrovati vie e selciati, grotte e ipogei.

In più, il Piano Casa utilizzato per ottenere la concessione e il cambio di destinazione d’uso da artigianale a commerciale prevede che tutte le attività dovrebbero essere cessate entro il 2010, invece si ha notizia di alcune attività ancora attive nel 2014.

Tenacemente cocciutamente i cittadini hanno protestato, si sono appellati a Comune, Municipio, Regione; presentato esposti in Procura e al Tar per chiedere intanto la sospensione dei lavori; fatto picchetti all’alba per impedire l’ingresso delle macchine pesanti; organizzato manifestazioni e cortei per il quartiere, molto partecipato quello del 19 dicembre. A supermercato inaugurato infine l’ultima protesta: qui c’erano alberi, ora c’è cemento e Co2.

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Torpignattara è un quartiere dove le centraline del monitoraggio atmosferico sfornano dati sempre più allarmanti, e via dell’Acqua Bulicante mette in collegamento Casilino e Prenestino, due zone con la densità abitativa più alta. Quel pezzetto di verde avrebbe potuto essere un parco, un campo giochi, un campo di bocce, una palestra all’aperto in una zona dove l’arrivo della metropolitana C ha trasformato le poche piazze verdi in spianate di asfalto e travertino. Un posto per bambini, ragazzi, anziani, donne. Persone, non merci.

Il comitato “No cemento a Roma est” intanto fa notare che “E’ inaccettabile che un privato possa costruire un’opera di simili dimensioni senza alcun rispetto per la tutela della salute degli abitanti e le regole urbanistiche ed altrettanto inaccettabile che cittadini e realtà territoriali siano stati ripetutamente e sistematicamente ignorati e dileggiati dalle istituzioni competenti, e lasciati soli a fronteggiare arroganza e provocazioni degli speculatori nei presidi che quotidianamente hanno organizzato per tutelare il verde e la salute nel quartiere”. E invita a un’assemblea pubblica davanti alla Lidl, venerdì alle 18, con “Berta Caceres nel cuore”, la militante pro-foreste uccisa nei giorni scorsi in Honduras.

Lidl, si ferma il cantiere mangia-alberi

Chi lotta lo sa, bisogna avere molta pazienza. Spesso vale la pena. Lo sanno quelli del comitato di quartiere Pigneto Prenestino, che dopo anni di lotta hanno ottenuto un parco pubblico – il Parco delle Energie – e ora stanno salvando il lago dell’ex Snia, nato da un tentativo di speculazione mal riuscito che ora è un miracolo naturale “in mezzo al mare di cemento”, come cantano gli Assalti frontali.

Succede che si vince, qualche volta, e le ruspe si fermano. E’ successo stasera, durante un incontro tra il coordinamento “No cemento a Roma est” (che raccoglie cittadini e e associazioni e comitati) e gli amministratori di regione e municipio. Oggetto del contendere, il cantiere per la costruzione di un supermercato Lidl in via dell’Acqua Bullicante (ne ho parlato qui) in una zona vincolata e comunque fitta di costruzioni, senza verde pubblico. Le ruspe del cantiere hanno abbattuto gli alberi – un boschetto – e molti dei capannoni artigianali, alcuni dei quali costruiti con dovizia di amianto.

Lidl taglia gli alberi, ha tambureggiato il primo tam tam: poi i militanti hanno cercato le carte, hanno studiato, hanno portato il loro dossier davanti al cantiere e si sono fermati lì, per giorni, picchettando il cancello per non far entrare i tir con le ruspe e le benne.

Poi hanno ottenuto un incontro con comune, regione e municipio e hanno esposto le loro deduzioni. Innanzitutto il vincolo “Ad duas lauros”, che si stende in larga parte del comprensorio Casilino dal 1995: anche lì, in quel cantiere. Lo dice il testo di apposizione del vincolo, sbaglia chi ha disegnato la carta di piano usata per dare la licenza edilizia. Mica l’hanno scoperto i supertecnici dell’amministrazione, lo hanno fatto i cittadini. E non è l’unica magagna.

Nella conferenza dei servizi che ha dato il via libera al cantiere ci sono anche altre incongruenze: le prescrizioni chieste dalla regione e non tutte  discusse, come dice il verbale, un’omissione pesante. Quei condoni concessi tutti insieme a fine 2014, la dichiarazione che le attività fossero chiuse prima del 2010 e invece per alcuni artigiani fosse continuata fino a pochi mesi fa. Quell’amianto che chi si affaccia sul cantiere denuncia non sia stato smaltito a norma, in modo da mettere in pericolo, oltre agli operai anche gli abitanti… Infine, ed è il dato che agli amministratori del territorio avrebbe dovuto balzare agli occhi, un ennesimo discount in una zona già ben servita e affogata di traffico circondato da un mare di parcheggi che attirerebbero ancora più traffico, e già ora le centraline superano ogni anno i dati per le polveri sottili, da cui  malattie croniche alle vie respiratorie, allergie, tumori.

Le ruspe, che da due giorni sono tornate al lavoro dopo la sospensione di quindici giorni fa, si fermeranno: lo ha assicurato il presidente del Municipio Palmieri. La sua ordinanza parla di problemi di sicurezza e ordine pubblico, la sospensione cautelativa durerà fino alla fine dell’iter di revoca della concessione edilizia. La Asl farà un sopralluogo per controllare la questione dell’amianto, la regione e il comune controlleranno le carte, “E’ acclarato infatti che l’area su cui insiste il cantiere è all’interno del vincolo paesaggistico”. Il responsabile della Regione ha ribadito che gli uffici regionali procederanno alla modifica delle carte con l’approvazione definitiva del piano paesistico.

Un passo avanti, ne serviranno molti altri. Per il ripristino delle alberature, intanto: per la bonifica dell’area e la rimozione delle macerie, con amianto o senza, e per l’apertura di uno spazio verde in quartiere gonfio di smog, fitto di palazzi, soffocato dalle auto. Intanto si fermi il cantiere, il resto seguirà. Un passo dopo l’altro, con determinazione e pazienza.