L’orco e il Lago

C’era una volta un orco cattivo che, per cercare un tesoro nascosto, scavò una grande buca e svegliò una principessa guerriera che dormiva accanto a un fiume sotterraneo. La principessa si arrabbiò e scatenò la sua ira facendo risalire il fiume in superficie. Non riuscì ad annegare l’orco, ma lì dove era stata scavata la terra spuntò un lago sorgivo che, pian piano, ha cominciato a offrire rifugio agli animali che cercavano di sfuggire all’inquinamento e al cemento…

Ecco, potrebbe essere raccontata anche così la storia del lago Ex Snia, nato da un tentativo malriuscito di speculazione edilizia e ora luogo di cova per anatre e garzette, di caccia per volpi e martin pescatori, di giochi per i bambini dei quartieri Casal Bertone e Prenestino.

Una storia lunga vent’anni che ha impegnato la tenacia e l’intelligenza del Comitato e del Forum del Parco delle Energie che hanno scoperto prima le carte contraffatte del piano regolatore, poi hanno sventato altri tentativi di speculazione e convinto il Comune a espropriare almeno l’area destinata originariamente a verde. Ora si aspetta da un po’ troppo tempo l’iscrizione del Lago nell’elenco dei monumenti naturali, la registrazione del Lago negli elenchi del Demanio, gli adempimenti burocratici in assenza dei quali altri tentativi di speculazioni potrebbero essere dietro l’angolo.

Così quest’anno si è deciso di manifestare per chiedere l’istituzione di Monumento naturale per il Lago Ex Snia. Una manifestazione anomala: non un corteo, non un sit-in e nemmeno un flash mob. Ma un concerto lungo una giornata, un pic nic sotto un sole tornato finalmente caldo che ha visto migliaia di persone, c’è chi dice cinquemila, darsi appuntamento nel grande prato davanti al Lago.

lago2

Una lunga manifestazione musicale, una maratona, mentre street artist come Camilla Falsini e Alex Senna lavoravano di colori e pennelli sulle mura di recinzione. Prima la Murga e le giocolerie, poi il concerto dal palco. Aperto dalle canzoni che gli Assalti frontali – e Militant A in modo particolare – insieme al Muro del canto hanno dedicato al “Lago che combatte”, il concerto ha visto tra gli altri la partecipazione di Piero Brega e Oretta Orengo, Amir Issaa, Los3saltos, Ginko, il coro Romolo Balzani, Giulia Anania, Skasso, Veeblefetzer, Lampadread, il centro culturale Ararat. E il mitico Capitan Calamaio, “che ha più libri di un libraio”, gran condottiero di tutti i bambini.

Sono stati loro, i bambini, i grandi protagonisti di questa giornata. Hanno assaltato la collinetta di sabbia scavando accanitamente, hanno osservato l’arnia che ospiterà le api e bombardato i terreni ancora in mano al costruttore Pulcini con bombe di semi, hanno partecipato alla piantumazione di un grande albero, hanno giocato e ballato e cantato. Perché soprattutto loro hanno bisogno di quel lembo di natura incistato in una delle zone più densamente abitate di Roma. Perché il lago parla di futuro, di qualità della vita, di partecipazione. Di speranza.

Per un anno il Lago è stato aperto al pubblico grazie all’iniziativa di chi lo ha reso praticabile, ha falciato l’erba, ha provveduto alla guardiania, ha controllato che le cove non venissero disturbate da bipedi o quadrupedi (per questo i cani vanno sempre al guinzaglio). Non per sostituirsi a chi avrebbe dovuto provvedere, ma come forma di lotta: perché gli abitanti della zona conoscessero la bellezza di quel luogo e se ne riappropriassero, perché gli amministratori pubblici avessero chiaro che c’è chi il Lago lo ha difeso e lo difenderà. E che sarebbe ora di darsi una mossa, completare gli espropri e finanziare l’allestimento dell’area.

La risposta e la partecipazione dei romani è stata al di là delle aspettative. Ora tocca agli amministratori, il Comune e soprattutto la Regione. Zingaretti, batti un colpo. Non vorrai mica che quell’orco cattivo si faccia venire altre idee?

 

Annunci

La brutta Padania

È un catalogo del brutto, un elenco fotografato con cura degli orrori del territorio padano. Un pesante tomo che evidenzia, meglio non si potrebbe fare, i guasti della commistione di scatenata iniziativa privata e dissennatezza delle grandi opere pubbliche. La Padania, lo sappiamo, non esiste, storicamente né culturalmente. Ma negli ultimi 50 anni si è costruita, ha preso forma. La trovate qui, in questo libro fotografico ragionato, Padania classic. L’Atlante dei Classici Padani, pubblicato da Krisis Publishing grazie a un riuscito crowdfunding (chi la cerca può ordinarla qui, e c’è anche un omonimo sito aggiornato continuamente). La dimostrazione di un “dissesto psicoinfrastrutturale”, la presenta Wu Ming 1 in uno degli ultimi incontri di Festivaletteratura di Mantova.

Piemonte, Lombardia, Veneto, una macroregione che ha in comune lo spreco del suolo, la mostruosità degli esiti, la sostituzione di un antico paesaggio rurale in grandi forchettate di svincoli e rotonde, discariche e inceneritori, capannoni più o meno utilizzati. «E intanto il cancro della cementificazione inutile e brutta cresce – incalza lo scrittore Wu Ming 1, che dal canto suo sta lavorando da tempo su territorio e conflitto in Val di Susa – anche perché una grande opera non è solo uso di quel particolare territorio. Come una goccia d’inchiostro su carta assorbente una grande opera dilaga, cambia il traffico, gli spazi intorno. Crea nuove necessità, esige nuove strade, suggerisce nuovi centri commerciali. Se non sapremo difendere quel che è rimasto ci condanneremo a vivere tra le macerie. E la macroregione sarà il carcere dell’anima».

cementificazioneL’autore del progetto, Filippo Minelli (che ha cofirmato il lavoro con Emanuele Galesi), ha passato tre anni a fotografare il brutto, e altri due a redarre il libro: «Questa bulimia cementizia è recente – nota – dagli anni ’60 a oggi. Ma ha già mutato profondamente il suolo con un incredibile cambio architettonico, omologato ai peggiori esempi delle periferie del mondo, complice una deregulation totale. La parola chiave per attuare il dissesto psicostrutturale è stata “polifunzionale”, centri commerciali, artigianali, abitativi, tutto insieme, le colonnine doriche e i nani da giardino, mega scheletri iniziati e abbandonati, la pubblicità dei compro-oro e dei centri massaggi ammiccanti, una Las Vegas opulenta e insieme miserabile. Nel paesaggio, una volta, si specchiava la comunità, ora solo l’individualità, il potere e l’ostentazione del denaro, il vuoto culturale. Su questa perdita d’identità la Lega ha incistato una identità inventata, con riti druidici e acque del Po. Sotto c’è il disastro delle grandi opere pubbliche e delle piccole private azioni quotidiane».

Cosa ci vuole a tirare su un capannone? Semplice, modulare, può essere modificato alla bisogna, e comunque crea valore, il fido in banca; che poi sia utile è davvero superfluo. E intanto si cementifica, si tombano i corsi d’acqua, si riempie un “vuoto” che invece è pieno di campi e prati. Un’ossessione che ha trasformato il territorio in un orrendo blob di asfalto e cemento e cartelloni pubblicitari di qualsiasi cosa. Piscine poggiate sul prato. Lacerti cementizi. Transenne edilizie abbandonate. Senza alcun senso.

Ne risulta un paesaggio pazzesco, se lo si guarda davvero. Perché spesso lo sguardo cancella il non finito, l’orribile, il cattivo gusto, il cervello non li registra. Questo libro obbliga a guardare, invece. Un esempio? Le palme. Un tempo Leonardo Sciascia l’aveva segnata sullo stivale, la capacità delle palme da datteri di attecchire sempre più a nord, metafora della capacità invasiva della mafia. Ma qui, nella macroregione, le palme di sono davvero, e da per tutto. Invece della fragile palma da datteri mediorientale, la più robusta Trachycarpus fortunei, origine asiatica e foglie a ventaglio. E’ da per tutto, basta farci caso: nell’aiola del comune e nel giardino privato, davanti alla sede aziendale o al centro della rotonda. A volte addirittura sfacciatamente finta, di plastica rossa, o luminosa. Un’ossessione, l’emblema vero e vuoto della Padania.

 

Questo articolo è stato pubblicato anche su Succede oggi

Lidl, il vincolo retrattile

Sembrava una vicenda piccola piccola. Invece, come da un pozzo senza fondo, dalla Lidl di via Acqua Bullicante continuano a emergere sorprendenti fatti. Eccone alcuni.

Il vincolo “Ad duas lauros”, innanzitutto. Abbraccia un’area vasta, venne apposto nel 1995 dopo studi e analisi accurate dalla Soprintendenza archeologica di stato – allora la dirigeva Adriano La Regina – per la “compresenza” in un “ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche”, “di valori storici, paesistici o ambientali”. Scriveva La Regina sul manifesto “a ridosso della via Labicana, restano, nel tratto che attraversa l’antico suburbio, ciò che fu la campagna romana, zone di grande interesse storico e ambientale ancora non pesantemente occupate dai quartieri moderni che ora vi gravitano”; “questa parte di Roma ha nel patrimonio archeologico e nei caratteri storici ed ambientali l’unica vera e grande possibilità di riscatto dalle condizioni di anonimato in cui versa”. E ancora, “Fonti antiche di tradizione manoscritta ed iscrizioni forniscono una messe straordinaria di dati per la storia di questa parte del suburbio romano”.

Già, ma quindici anni dopo, i prati e il verde sono già erosi, pezzetto dopo pezzetto, progetto dopo progetto. Un pezzetto di quel verde prezioso è anche quel lembo di terra che oggi ospita il discount Lidl, nonostante già dal primo insediarsi del cantiere gli abitanti, organizzati nel coordinamento No cemento a Roma Est, abbiano fatto tutto quello che potevano per fermare l’abbattimento degli alberi prima, la cementificazione dell’area poi. Picchetti, volantinaggi, manifestazioni, presidi, e anche ricorsi al Tar e alla Procura.

E per fortuna. Così si viene a sapere che nel 2006 ci fu accertamento dei vigili urbani proprio lì, in un capannone artigianale, per abuso edilizio. In quell’occasione, era il 2006, i vigili interpellarono la Soprintendenza archeologica per capire se quella particella rientrasse appunto nel vincolo “Ad duas Lauros”. La funzionaria Buccellato predispose un sopralluogo e al termine degli accertamenti il soprintendente Angelo Bottini dichiarò nettamente che quell’area “è da ritenersi inclusa nel perimetro del Dm citato. Si fa rilevare che per un errore grafico, nella planimetria allegata al decreto, la particella risulta esterna alla perimetrazione, ma che tuttavia deve ritenersi inclusa in quanto fa fede la descrizione letterale dei confini così come enunciato nel Dm 21/10/95”. Traducendo dal burocratese: sì, quell’area è compresa nel vincolo, anche se c’è un errore nella mappa che va corretto perché quel che conta è il testo del vincolo.

 

nolidl2

La mappa non è stata corretta. Passa il tempo, compare l’interesse della Lidl a costruire una sua filiale e, di nuovo interpellata dalla conferenza dei servizi, la Soprintendenza cambia di segno: no, l’area non è compresa nel vincolo, si può costruire il supermercato. Curioso, ad occuparsi della questione è la stessa funzionaria Buccellato che si occupò della vicenda nel 2006. Questa volta scrive: “l’assenza di incrocio tra via di San Vito (sic) e via Villa S.Stefano non consente la chiusura della perimetrazione. È pertanto evidente che fa fede la planimetria allegata che definisce precisamente l’area”. Il parere del 2006 è completamente rovesciato, quel che conta è la mappa.

Sliding doors? Oppure il fatto è che aver compiuto l’abuso edilizio, quei 200 metri quadrati nel 2006, era una piccola azienda artigiana, mentre nel 2015 il mandante della costruzione del supermercato era il gigante tedesco Lidl, sponsor della Nazionale italiana di calcio?

Sta di fatto che gli amministratori, i funzionari, dovrebbero prendere decisioni in nome del popolo e sulla base di fatti, di atti, di atti precisi. In questo caso né i cittadini, né Italia nostra, hanno ottenuto l’accesso agli atti chiesto con insistenza e con tutti i crismi formali. Perché?

Non c’è solo il mistero del vincolo. Alla ditta costruttrice è stato fatto un notevole sconto – da che giustificato? – sugli oneri di concessione, il denaro pagato per risarcire la comunità dall’aggravio di traffico, gas e polveri sottili portato da un nuovo supermarket. Anche gli oneri di concessione, in questo caso, hanno goduto di un parametro al ribasso, che ha fatto risparmiare 56.449,53 ai bilanci dei costruttori impoverendo le casse del comune.

Ancora. Poiché chiudere un occhio è ormai un’abitudine, ecco che le procedure che la Regione Lazio considera indispensabili per la concessione della licenza edilizia non sono state rispettate. Tra le cubature artigianali da sostituire è stata conteggiata una palazzina residenziale; le cubature per poter essere conteggiate avrebbero dovuto avere la concessione in sanatoria entro l’agosto del 2011 ma almeno 803,73 metri quadri sul totale di 1.363,50 l’hanno ottenuta nel 2014. Le attività nel 2011 avrebbero dovuto essere cessate, invece almeno il fabbro è stato attivo fino al 2014, come da sua testimonianza, da visure alla Camera di commercio e dalla sua dichiarazione dei redditi del 2015.

Ora la Procura dovrà decidere che fare, il Pm ha chiesto l’archiviazione ma questa ridda di compiacenze, errori, discrepanze sembra incredibile. Dovesse finire in gloria per la Lidl resterà un retrogusto amaro nei cittadini: perché lo sconto di 50.000 e rotti euro? Perché l’inversione dei pareri in soprintendenza, perché nessuno ha controllato la questione dei condoni e della cessazione di attività? E invece a chi protestava contro il cantiere i vigili hanno contestato una multa di 500 euro perché – era agosto – avevano messo sul pubblico marciapiede un ombrellone per ripararsi dal sole, poi subito tolto. Altro che chiudere un occhio.

 

I post precedenti

12 giugno 2015  Lidl taglia gli alberi

3 luglio 2015  Si ferma il cantiere mangia alberi

28 ottobre 2015 Il mistero buffo del discount

23 dicembre 2015 Lidl, storia di una lotta

9 marzo 2016  Sigilli alla Lidl

 

 

 

 

 

Sigilli alla Lidl

E stamattina sono arrivati i sigilli. Via dell’Acqua Bullicante, il nuovissimo discount Lidl è transennato, vuoto il mega parcheggio. A bloccare quell’edificio, questa volta, è la Procura, sequestro penale per due reati, art. 44 del Dpl 380701 e 323 c.p,). Insomma, come i cittadini che si sono mobilitati per tempo, a cantiere appena iniziato, c’era qualcosa che non andava in quella concessione edilizia.

Certo, Lidl è potente. La multinazionale tedesca sta avanzando a larghi passi su Roma. E’ sponsor della nazionale di calcio, gode buona stampa in Italia (in Germania però è stata pesantemente contestata per l’organizzazione interna e la gestione del lavoro: in “Germania anni dieci. Faccia a faccia con il mondo del lavoro” Günter Wallraff racconta come si lavora in un’azienda che lavora esclusivamente per Lidl).

Intanto è chiuso il nuovo capannone, a cui sono stati sacrificati gli alberi che ombreggiavano la strada: anche per questo sabato scorso, a contestare l’apertura dello stabilimento, un gruppo di cittadini con le sagome di alberi si è presentato a volantinare davanti all’ingresso. Ricordate la profezia delle Streghe del Macbeth? “Macbeth non sarà vinto / fino a quando di Birnam la foresta / non moverà verso il colle di Dùnsinane / contro di lui”.

Macbeth-Lidl non è ancora vinto, ma c’è del marcio in Danimarca. Il fatto è che la licenza per quella costruzione, che cementifica e impermeabilizza un’altra preziosa porzione di verde, dovrebbe essere vincolata, a stare al testo che stende una protezione paesaggistica sul comprensorio Ad duas lauros. Ma l’attuale funzionaria della soprintendenza garantisce che no, l’area è libera da vincoli, ma nega a cittadini e associazioni come Italia nostra l’accesso alle relazioni archeologiche. Si sa infatti che durante gli scavi del cantiere sono stati ritrovati vie e selciati, grotte e ipogei.

In più, il Piano Casa utilizzato per ottenere la concessione e il cambio di destinazione d’uso da artigianale a commerciale prevede che tutte le attività dovrebbero essere cessate entro il 2010, invece si ha notizia di alcune attività ancora attive nel 2014.

Tenacemente cocciutamente i cittadini hanno protestato, si sono appellati a Comune, Municipio, Regione; presentato esposti in Procura e al Tar per chiedere intanto la sospensione dei lavori; fatto picchetti all’alba per impedire l’ingresso delle macchine pesanti; organizzato manifestazioni e cortei per il quartiere, molto partecipato quello del 19 dicembre. A supermercato inaugurato infine l’ultima protesta: qui c’erano alberi, ora c’è cemento e Co2.

chiusura1.jpg

Torpignattara è un quartiere dove le centraline del monitoraggio atmosferico sfornano dati sempre più allarmanti, e via dell’Acqua Bulicante mette in collegamento Casilino e Prenestino, due zone con la densità abitativa più alta. Quel pezzetto di verde avrebbe potuto essere un parco, un campo giochi, un campo di bocce, una palestra all’aperto in una zona dove l’arrivo della metropolitana C ha trasformato le poche piazze verdi in spianate di asfalto e travertino. Un posto per bambini, ragazzi, anziani, donne. Persone, non merci.

Il comitato “No cemento a Roma est” intanto fa notare che “E’ inaccettabile che un privato possa costruire un’opera di simili dimensioni senza alcun rispetto per la tutela della salute degli abitanti e le regole urbanistiche ed altrettanto inaccettabile che cittadini e realtà territoriali siano stati ripetutamente e sistematicamente ignorati e dileggiati dalle istituzioni competenti, e lasciati soli a fronteggiare arroganza e provocazioni degli speculatori nei presidi che quotidianamente hanno organizzato per tutelare il verde e la salute nel quartiere”. E invita a un’assemblea pubblica davanti alla Lidl, venerdì alle 18, con “Berta Caceres nel cuore”, la militante pro-foreste uccisa nei giorni scorsi in Honduras.

Il mistero buffo del discount

E’ davvero un mistero la vicenda della costruzione del supermercato Lidl in via di Acqua Bullicante. Un mistero con tanti protagonisti. E, come nei canovacci del teatro italiano, non tutti commendevoli.

Iniziamo dai “buoni”: una serie di associazioni e comitati che si sono ritrovati insieme a difendere il loro quartiere, cementificato fino all’inverosimile e soffocato da smog e polveri sottili. “No cemento a Roma est” ha picchettato e bloccato il cantiere in agosto, dopo l’abbattimento di molti alberi, primo atto della costruzione del nuovo supermercato, in una zona che già ne conta una trentina di supermercati: si sa, è una zona molto affollata. Il gigante tedesco del discount si serve di una mano italiana, la Immobiliare Bullicante srl che ha acquisito l’area e intende costruire per poi vendere l’edificio chiavi in mano ai tedeschi.

Ma ci sono molti altri attori di questa vicenda che buoni non sono, o almeno hanno avuto atteggiamenti ambigui. Bene ha fatto, ad esempio, il presidente del Municipio Palmieri, quando ha emesso un’ordinanza che ad agosto ha bloccato i lavori; male ha fatto a ritirarla, dopo un ricorso al Tar della ditta con ingente richiesta di danni. Perché spaventarsi? Se l’ordinanza in autotutela era ben fatta, chi avrebbe dovuto tutelare i cittadini, se non l’amministrazione pubblica?

Poi c’è la soprintendenza archeologica. In quel quadrante c’è il grande vincolo archeologico e paesaggistico “Ad duas lauros” che protegge emergenze antiche ma anche un prezioso paesaggio verde. Voluto con forza dall’allora soprintendente Adriano La Regina, ora si vuol eroderlo, pian piano. E la Soprintendenza partecipa al lavorio. Ecco: l’area Lidl fa parte della zona coperta da vincolo? La soprintendenza, a firma dell’architetto Francesco Prosperetti e della responsabile del procedimento Lidl, Anna Buccellato, sostiene che quell’area è fuori dal vincolo. Ma quando i comitati, carte alla mano, hanno mostrato che il testo del vincolo comprende quell’area, ecco la dottoressa Buccellato dire che quel che conta è la mappa. Una mappa sbagliata, che dava per costruita una strada inesistente, via san Vito Romano, che avrebbe dovuto proseguire via Luchino dal Verme tagliando a metà l’area Lidl. Via san Vito romano è invece il nome della via privata che la costeggia. Nel primo caso tutelata sarebbe metà dell’area, nel secondo tutta. Come è noto, quel che conta nel caso di perimetri dei vincoli, è il testo scritto, non la mappa, come ricorda anche una recente sentenza del Consiglio di stato. Ma non per la soprintendenza di Roma, che invece si è affrettata a chiedere al Ministero, alla Regione e al Comune di tenere in considerazione solo la mappa, e di modificare il testo del vincolo. Insomma, a sbagliare sarebbe stato il redattore del testo del vincolo, la soprintendenza di ieri, non chi ha dato i permessi a costruire, la soprintendenza di oggi, che sostiene di tutelare al meglio storia e natura. Dal cantiere emergono cunicoli e voragini, archi e ambienti ipogei, alcuni in cocciopesto, ma intanto le ruspe sono andate avanti.

Ancora. Ecco il Suap, lo sportello unico per le attività produttive. E’ qui che viene rilasciata la licenza per la Lidl. Difficile ottenere accesso agli atti, ma il comitato – che comunque ricorda come manchi il nulla osta della soprintendenza paesaggistica – ci prova, passo dopo passo. L’ultima richiesta è stata la più sfortunata: l’atto era la verifica delle particelle e date di dismissione delle attività industriali e del condono, indispensabile prescrizione della Regione in Conferenza dei servizi. Aspetta dieci giorni, poi altri dieci, poi – siano oltre il mese di attesa – il funzionario è cambiato il nuovo non sa… fino ieri. Colpo di scena: l’atto non c’è, si sono sentiti dire i rappresentanti del comitato. Nessuno, se non i cittadini, si è data la pena di verificare. La concessione è stata firmata senza ottemperare alla prescrizione, dunque va sospesa.

Possibile sostenere che nessuno sapesse, all’assessorato al commercio? Difficile iscrivere tra i buoni chi ha fatto cortina fumogena su un’irregolarità del genere. Perché l’ha fatto? In nome di quale interesse? Non certo di quello degli abitanti della zona.

Prima o poi, insegna la commedia dell’arte, i drammi si sciolgono. I misteri si svelano, i protagonisti si ravvedono, arrivano gli applausi finali. Ma qui non c’è niente da ridere, ed è difficile applaudire capocomico e compagnia. A meno che, alla fine non si arrivi davvero a fermare il cantiere, e ad avviare un parco pubblico. La Lidl, se non vuol rischiare anche il boicottaggio attivo delle filiali romane, e non solo, farebbe meglio a cambiare strada. Un discount di meno, un parco in più: lo sfregio al quartiere e alle regole, quegli alberi tagliati, meritano un risarcimento.

Intorno al lago

Frecce tricolori e sfilata militare sui Fori Imperiali? Non ci piace. Perché festeggiare in un’area archeologica la vittoria della Repubblica con un’esibizione di potenza di morte che appassiona solo i militari e richiama una delle più tristi attività di qualunque stato? C’è chi dice no. Così il 2 giugno, per uno spicchio di Roma, è stata una giornata di festa vera, antimilitarista e ambientalista.

In programma la mattina un presidio all’aeroporto di Centocelle davanti all’ingresso del comando operativo interforze: lì c’è il comando delle operazioni militari in Libia. Con la richiesta di liberare dalla servitù militare il Forte Casilino dalle speculazioni private per farne un grande parco per Torre Spaccata, Cinecittà, Quadraro, Centocelle.

Nel pomeriggio festa al “Lago che combatte”, quello della ex Snia, faticosamente espropriato a un “palazzinaro baro” che aveva cambiato le carte del piano regolatore per costruire l’ennesimo mostro di cemento. Non gli è andata bene, ma al quartiere sì: chi si è impegnato a difendere, conoscere, proteggere il lago ieri lo ha aperto. E una folla di gente lo ha occupato/usato pacificamente. Poi, tutti intorno a Luca, Assalti frontali e Muro del canto per un’anteprima della seconda canzone sul “Lago che combatte”. E oggi Roma è meno nera.

luca2

Chi si riempie la bocca di periferie, di iniziative culturali calate dall’alto, di recupero – invece di finanziare costosi e inutili convegni, invece di soffiare sul fuoco della paura e del razzismo, invece di blindare pezzi di città – dovrebbe venire qui a vedere come si fa. Senza l’aiuto delle istituzioni – piuttosto renitenti e infastidite da un esproprio per il quale, finora, si sono impegnate poco, ma pronte a sgomitare se si tratta di gestire quel poco di soldi che c’è – con competenza e con una cocciuta e perseveranza, il Comitato di quartiere e il Forum territoriale del Parco delle Energie (altro spazio verde strappato alla speculazione, vent’anni fa) hanno reso usabile il grande prato di fronte al lago, hanno costruito un ponte tibetano di corda tra il Parco esistente e lo scheletro di cemento al di là del lago, hanno pagaiato in canoa (ma con cautela, per non disturbare le nidiate di uccelli lacustri) mentre i sommozzatori hanno esplorato il fondo del lago.

Infine happening con la nuova (e la vecchia) canzone del lago. Meglio di un manifesto per far far conoscere agli abitanti dei popolosi quartieri limitrofi, molti ancora ignari, quel che si nasconde dietro le mura della vecchia fabbrica. Bisognerebbe suonarle e cantarle in Campidoglio e davanti al Municipio e alla Regione, dopo averlo fatto, quest’inverno, davanti al Demanio che ancora non ha certificato l’esistenza di un lago naturale che è lì da anni e anni: lo sanno le volpi (avvistate e filmate) che quello è un lago naturale, il Demanio ancora no. Intanto è avviata la progettazione partecipata per gli spazi espropriati, un tavolo naturalistico studia censisce e monitora l’ecosistema ambientale, flora e fauna.

lago3

In mezzo ai mostri de cemento st’acqua mò riflette er cielo / È la natura che combatte, e sto quartiere è meno nero / In mezzo ai mostri de cemento il lago è ‘n sogno che s’avvera / È la natura che resiste, stanotte Roma è meno nera” canta Luca, l’amplificazione che va e che viene. Ma non importa, a cantare è la gente che la sa a memoria la canzone del lago, e aspetta quella nuova.

Prima di cantare insieme “Roma meticcia”, ecco la nuova canzone: “In fondo al lago, intorno al lago, sopra il lago c’è tanto da scoprire. / Noi cantiamo il nostro sogno a ogni concerto / palazzinari bari uscite allo scoperto / questi quartieri hanno già tanto sofferto / vogliamo il lago aperto, il parco aperto! / non c’è nessuno più esperto di chi ama / e noi l’amiamo Roma e tutto il panorama / viva la nuova coscienza ambientale / qui c’è più di un lago c’è…un monumento naturale..” Sì, non c’è nessuno più esperto di chi ama.

Il Senato degli abusi

Almeno una volta l’anno, a volte due. Quasi una malattia di stagione, il condonismo compare in Parlamento a cadenze regolari. Dando speranze, strumenti, cavilli giuridici agli abusivisti.

Stupefacente quel che è avvenuto in Senato, che ha approvato la proposta di legge presentata dal forzista Ciro Falanga su “Disposizioni in materia di criteri di priorità per l’esecuzione di procedure di demolizioni di manufatti abusivi”. In sostanza è una lista di 11 tipologie di abusivismi da rispettare negli ordini di demolizione: Prima gli abusi pericolanti, poi quelli non finiti, e ancora quelli usati per attività criminali, quelli di proprietà di appartenenti alle cosche, gli ecomostri (al quinto posto)… fino agli abusi “di necessità”, anche se con villetta di lusso e piscina.

Discutibile la lista, ma ancor più dannoso lo strumento che si offre agli abusivi: la possibilità, per chi fosse arrivato al termine del già lungo e farraginoso iter della demolizione, di fare ancora nuovi ricorsi, bloccando ancora la demolizione. Insomma, un condono mascherato

Per l’ex senatore Roberto Della Seta, questa sarà “la pietra tombale sugli smantellamenti, chiunque infatti potrà appellarsi contro la loro decisione”. Per Vittorio Cogliati Dezza “è una camicia di forza alla lotta contro l’abusivismo, una beffa”. Anzi, incalza, “tutti si giocheranno la carta dell’abusivismo di necessità, che ora grazie al Senato è diventato un istituto giuridico”. Sostenuto con energia dai senatori della Campania – se qualcuno volesse andare a fare un viaggio per gli sconci di quella regione, un tempo meravigliosa, capirebbe il perché: 200 mila abusi censiti, quasi 70 mila sentenze di abbattimento già pronte all’esecuzione – il testo di legge ha diviso il Pd e ha avuto il voto contrario di M5s, Lega, Sel. La legge ora passa alla Camera, c’è da sperare che venga profondamente modificata prima che i prossimi temporali producano smottamenti e frane, e si sia costretti a piangere nuove perdite umane in case “che lì non ci sarebbero dovute stare”.

Come non bastasse nel decreto Imu-Bankitalia un emendamento del senatore Pd Federico Fornero inserisce un altro dono agli abusivisti. Viene infatti consentita la vendita “delle aree appartenenti al Patrimonio dello Stato sulle quali alla data del 31 dicembre 2012 sono state realizzate da privati unità immobiliari ad uso abitativo e commerciale in assenza di autorizzazione” . Toccherà all’Agenzia del Demanio gestire la vendita diretta, altro che asta, all’occupante che ne faccia richiesta. Nessuna demolizione, l’acquisto dell’area sanerà la violazione ambientale. Agli stupidi che non fanno gli abusivi la pena di pagare i servizi e gli agganci in rete per per i furbi, dal collettore fognario alle strade, agli acquedotti. Una sanzione sulla legalità.