Mondi dietro le sbarre

Un anno fa chiudevano gli Opg, i famigerati ospedali psichiatrici giudiziari. Luoghi di contenzione in cui venivano richiuse persone giudicate malate ma anche pericolose agli altri. Senza fine pena: persone richiuse in una cella di cui spesso si buttava via la chiave.

Un anno è poco tempo, eppure qualche passo verso una soluzione più dignitosa è stato fatto, il novanta per cento degli ex internati ora sono fuori, in un percorso di reinserimento sociale lungo ma almeno iniziato. A pare il punto è stato un incontro presso la Cgil nazionale a Roma organizzato dalla galassia di sigle che si riconoscono nel Comitato nazionale Stopopg (www.stopopg.it) e che il 5 e 6 aprile promuovono uno spettacolo teatrale nell’Opg di Montelupo Fiorentino.

Sì, nell’Opg. Alcuni ce ne sono ancora. Quaranta internati a Montelupo, sei a Reggio Emilia, diciotto ad Aversa, trentacinque a Barcellona Pozzo di Gotto. Per ricordare la loro esistenza, la loro presenza, nel centro convegni una parte delle poltrone era stata ricoperta di tela, tanti posti quanti internati.

E le strutture alternative agli Opg, le Rems (residenze regionali per l’esecuzione della misura di sicurezza), spesso sono, come a Castiglione delle Stiviere, i vecchi Opg a cui è stata cambiata la targa all’ingresso. Non tutte però: in alcune Rems gli ospiti possono fare attività interne ed esterne, c’è uno stretto collegamento con i servizi sociali e territoriali, le dimissioni sono frequenti. Certo è difficile se si decide di installare una Rems a cinquanta chilometri dalla città o dal paese vicino, se alla radice resta il vecchio intento segregazionista con la scusa della prevenzione dell’allarme sociale. Per quanto aperte siano le strutture, la risocializzazione tra i lupi è difficile.

opgmontelupo

Così il Comitato Stopopg ha iniziato un viaggio conoscitivo attraverso le Rems, e certo ce n’è bisogno: qui il filo spinato e il metal detector, là moderne strutture e sistemi di sicurezza non invasivi. Qui nessun miglioramento, là porte aperte e iniziative che mescolano parenti e malati. Ne ha dato conto il documentario – parziale certo, il viaggio non è ancora concluso – di Antonio Fortarezza, proiettato durante il convegno. Un fatto è chiaro e positivo, almeno: dopo la legge 81 dalle Rems si esce, quando si entra si conosce già la data di uscita, la chiave non si butta ma si usa.

Dice Franco Corleone, commissario nazionale per il superamento degli Opg: “C’è un’accelerazione, nei prossimi mesi il quadro sarà diverso: attendiamo a breve l’apertura di Rems in Abruzzo, Piemonte e Calabria, mentre in quelle di Veneto e Toscana verrà aumentata la capienza. Questo accelererà la chiusura degli Opg di Aversa, prevista entro due mesi, e di Reggio Emilia, tra qualche settimana. L’auspicio, se si prosegue in questa direzione, è di chiudere gli OPG in sei mesi. Alla fine avremo 30 Rems ma servirà un monitoraggio attento per verificare che qui non si riproduca una logica manicomiale”.

Annuncia Luigi Manconi, presidente Commissione Diritti Umani del Senato: a partire da maggio la Commissione farà un’indagine conoscitiva sulla contenzione meccanica, la camicia di forza e la pratica di legare al letto malati psichiatrici, anziani, bambini, diversamente abili. Mica solo negli Opg o nelle Rems: negli ospedali, nelle residenze per anziani, nelle istituzioni totali. Dieci anni fa un’analoga indagine dimostrò che nell’80 per cento dei centri di diagnosi e cura la camicia di forza era pratica usuale.

Montelupo, dicevo. Tre iniziative questo aprile: il 4 e 6 uno spettacolo teatrale, esterni e internati insieme, nell’atrio della terza sezione dell’Ospedale psichiatrico, “Uomini paralleli”, testo di Rita Filomeni e interpretato da Marco Gargiulo. E, il 12 aprile, “Visione notturna, occhi sul cielo”: cinema, animazione, teatro, scienza. E’ obbligatoria la prenotazione.

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