L’arte che cambia le cose

L’arte fa la rivoluzione? Nel Sessantotto l’idea era merce corrente, del resto la rivoluzione la volevano tutti. L’idea era però più antica, almeno fin dai futurismi, quello comunista e russo, che poi venne messo al bando dal regime e quello italiano e fascista, che finì guerrafondaio. Tornerà?

Curioso ritrovare attorno a questa idea, incarnata dal mecenate Antonio Presti, gli attivisti di un centro sociale anomalo come quello della Snia. Gente che fa: se quel parco sulla Prenestina è aperto al pubblico è grazie alla tenacia della lotta del centro sociale. E’ grazie a loro se attorno al lago, poco più in là, si è coagulata la mobilitazione del quartiere, che ha sconfitto i progetti megagalattici del costruttore Pulcini – un centro commerciale prima, quattro grattacieli poi, un centro piscine al tempo del Mondiali di nuoto – ottenendone l’esproprio. E ancora si combatte contro la cementificazione del cantiere – il discount Lidl che ha recentemente costruito in area archeologica e vincolata – e per ottenere lo status di Monumento naturale al Lago.

Ecco, il Lago: frutto della speculazione più ottusa e dell’escavazione inconsulta sotto la falda dell’Acqua Bullicante, negli anni si è naturalizzato, oggi accoglie anatre e volpi, istrici e garzette. Grande forza alla lotta l’hanno data le due canzoni di Militant A, del Muro del Canto, che è diventato l’inno di lotta del quartiere. Il “lago che combatte” siamo noi, e si combatte anche cantando.

L’incontro con Antonio Presti, organizzato giovedì alla Casa del parco delle Energie, è stato davvero singolare. Singolare come la figura di questo personaggio carismatico, capace di mettere al lavoro artisti importanti e diversissimi attorno a un progetto apparentemente impossibile. “Ci sono voluti quarant’anni per fare Fiumara d’arte” dice soddisfatto, raccontando la nascita di questo parco di monumenti grandi firme tra le colline e il mare a metà strada tra Palermo e Messina, ma tacendo il costo reale dell’operazione, certo non basso che si è personalmente incollato. Osteggiato da molti, spesso gli stessi che hanno infelicitato la Sicilia di monumenti e abusi tollerati, finalmente quei luoghi hanno ottenuto il riconoscimento con legge regionale di Museo internazionale di sculture. In riva al mare la porta

A segnale il luogo la grande piramide d’acciaio di Mario Staccioli sulla cima del Monte d’Afferma. Nel suo cuore una spirale di monoliti levigati dal mare, un raggio di luce, una matriarcale galleria. Qui si fanno, una volta l’anno, i riti dell’arte, allestimenti temporanei, mandala pazientemente disegnati con sale e pigmenti e poi lasciati alla distruzione del vento, musiche e danze, canti.

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Non solo la Piramide. C’è anche la Finestra sul mare di Tano Festa, una gigantesca soglia di cemento adagiata sull’arenile a inquadrare l’orizzonte; la Materia poteva non esserci di Piero Consagra, un ricamo di pieni e di vuoti che evoca la chioma di un albero; la Stanza di barca d’oro di Hiteroshi Nagasawa. sigilllata subito dopo la messa in posa per consegnare solo al futuro il suo messaggio di bellezza,. Opere accusate di abusivismo e condannate alla demolizione, alla fine di un lungo iter giudiziario le sculture si sono salvate e ora sono patrimonio del sito.

Diverso il progetto di Librino, periferia di Catania., ottantamila abitanti radunati in palazzoni senza anima. Una di quelle periferie degradate e dimenticate, dove prosperano mafia e criminalità. Presti qui si è inventato la Porta della bellezza, il costone di un viadotto autostradale. La chiave è stata trovata nelle scuole. Undici artisti hanno disegnato i disegni iniziali sulla grande madre, i bambini, i ragazzi hanno lavorato a pannelli di terracotta che concretizzano le forme, ogni tassello con il proprio autoritratto o il proprio disegno: duemila studenti e le loro mamme, una ridda di pannelli che raccontano l’impegno concreto per un futuro diverso, da subito più bello. Tant’è che quel muraglione, ora, è un orgoglio, senza più tag o scritte, e la gente viene a vederlo da fuori.

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Ancora in fieri il progetto collegato, il Museo della luce, le 30.000 foto delle persone che hanno lavorato al progetto da installare sui pali della luce accompagnate dalle parole del Cantico delle creature, e delle gigantografie da proiettare di notte sulle facciate di alcuni palazzi del quartiere. “Così gli amici, le famiglie vedranno ogni giorno i loro figli, belli e orgogliosi – spiega Presti – e vorranno essere all’altezza di questa esplosiva bellezza. Anche così cambiano i quartieri oggi degradati nella percezione dei suoi abitanti. La bellezza, il lavorare insieme, sono un grimaldello che funziona”.

Funziona a Fiumara, funziona a Librino e il contagio potrebbe essere invasivo. Intanto ci vuole un mecenate illuminato e visionario, perché per queste imprese ci vuole fantasia, capacità organizzative ma anche un congruo finanziamento. Antonio Presti è sicuro: con la forza dell’utopia, se davvero si vuole, insieme possiamo farcela. Come non essere d’accordo?

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