Sliding doors

Ora che nel Giubileo ci siamo entrati davvero, con gran dispiego di energie militari e poliziesche, forse è il caso di far notare una piccolissima questione. Il Papa apre la porta santa, Roma apre le sue porte, alberghi e B&B aprono le loro. Una porta che rimane chiusa, inesorabilmente, è quella del Baobab, il centro che ha riscattato per qualche mese la grettezza e lo schifo dell’accoglienza per i migranti e i richiedenti asilo. E per quelli che avrebbero diritto di chiederlo, l’asilo, ma che non vogliono farlo in Italia, dove ci vogliono due anno di limbo prima di avere una risposta, contro i due mesi della Germania.

Un luogo aperto, libero. Noi romani siamo stati liberi di aiutare chi ne aveva bisogno, a chi ha già fatto un pezzo di strada e ha un duro percorso ancora davanti a se si offre un letto, la possibilità di mangiare, lavarsi, cambiarsi, curarsi, riposarsi. Prima di riprendere la via. I viandanti hanno avuto la possibilità di non registrarsi, non dare documenti, e dunque non interrompere il loro progetto di migrazione.

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Eppure lì si sono incontrati flussi e persone. Da una parte eritrei, afghani, egiziani in fuga; dall’altra romani con bustone o i bagagliai pieni di cibo, vestiti, mutande e calzini, scarpe e saponi. Nessuno chiede, molti donano. Nessuno dà i documenti, ma sa di essere riconosciuto per quello che è, una persona in fuga, in difficoltà; viene accolto e abbracciato e, sì, consolato.

Apre la porta santa, chiude quella del Baobab. Chi dormiva lì dentro è stato ricollocato in altri luoghi, o ha ripreso il viaggio. Chi arriva non trova nulla, se non il pulmino di Medici per i diritti umani (Medu), qualche volontario a offrire indicazioni, le tettorie delle stazioni. Con buona pace della Misericordia, annichilita dall’ossessione della Sicurezza in nome della quale è stato sgomberato il Baobab.

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Dicono che il commissario al Comune si attiverà per trovare un altro luogo dove trapiantare il Baobab, difficile crederlo. Ma il Baobab non morirà, è certo: è un grande albero che fornisce generosamente cibo, foglie e frutti e semi edibili, salva vite e dà conforto. Quella fetta di romani che si sono riconosciuti attorno a quell’impresa resta attiva, vigile, propositiva: dove e come non so, ma  i semi del Baobab  germoglieranno.

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