Il rischio delle idee

Cronache da Mantova

Sono in pericolo le idee, la capacità e la possibilità di esprimerle? Oppure sono le idee, certe idee, ad essere pericolose? Al doppio interrogativo allude il titolo dell’incontro serale di ieri al Festivaletteratura di Mantova con Edgard Morin e Tariq Ramadan: «Il pericolo delle idee». Una grande folla, ben più vasta del pure ampio cortile di Palazzo Ducale, è accorsa ad ascoltare il pensiero del vecchio filosofo e sociologo, comunista antistalinista, e il suo dialogo con l’”allievo” Ramadan, noto islamista, moderati da Riccardo Mazzeo.

«Guardiamo all’oggi: c’è chi fugge dalla guerra o dalla miseria, dalla persecuzione – dice Morin –. Quella dei migranti è la tragedia del secolo, una tragedia dell’umanità, come la Seconda guerra mondiale. La forza, la verità dell’umanesimo europeo non è la dominazione dell’uomo sulla natura ma il pieno riconoscimento dell’altro, simile a sé e differente. Abbiamo dimenticato quanti europei per fuggire dalla guerra, dalla dittatura e dalla miseria sono fuggiti dall’Europa nel secolo scorso. E che Francia, Spagna e Italia sono paesi strutturalmente, storicamente multiculturali. Dovremmo guardare a chi viene a chiedere asilo come i nostri nonni: questi stranieri e fratelli fanno l’esperienza dei nostri avi, anche loro migranti in terre straniere. Bisogna opporsi alla paura del futuro, che nasce dalla crisi europea, dall’incertezza del mondo. Il rifiuto è chiusura in se stessi. Due fatti avvenuti in questi giorni hanno cambiato il nostro sentire. L’immagine del piccolo bambino che ha commosso l’Europa, e gli atti di Angela Merkel, donna terribile, eppure umana. Il mondo occidentale è circondato da una cintura di bidonville, di miseria inaccettabile prodotta da uno sfruttamento sempre più capillare, dall’espulsione dei contadini dalla terra, dal riscaldamento globale, da nuove tecnologie che pure aggravano la miseria generale. Le guerre peggiorano la situazione, portano alla dissoluzione etica: bisogna fermare la guerra in Siria, in Iraq, in Medio Oriente. Le bombe e i droni favoriscono i più radicali tra gli islamisti, e i più radicali tra gli antislamisti».

tariq ramadanL’accoglienza, la restituzione di dignità e legalità sono un obbligo per noi europei, per noi occidentali, conviene Ramadan: «È una vergogna che ci si commuova davanti alla foto di un bambino – dice – quando sono cinque anni che gente di tutte le età muore nei nostri mari. Solo dopo quella foto ci si rende conto? Bene, una volta emozionati bisogna fare una rigorosa analisi politica ed etica, bisogna capire da cosa fugge quella gente. Che cosa avviene nei loro paesi? Che cosa avviene in Medio Oriente? Perché si è intervenuti in Iraq e non in Siria? Cina e Usa si sono messi d’accordo per non mettersi d’accordo e la situazione è marcita: ci sono stati che commerciano armi, fanno quattrini sui morti». Neanche l’Europa è innocente: «Perché non ha una politica estera, e ci si occupa solo di interessi economici e geopolitici? Andando avanti così daremo le dimissioni dall’umanità. E poi c’è la questione palestinese, cuore del conflitto in Medio Oriente. Innegabili le responsabilità dei paesi europei, ma ci sono il disordine e la vigliaccheria dei paesi arabi. La concezione letteralistica dell’Islam tradisce il pensiero musulmano, e mette tutti i musulmani in pericolo».

Le tre religioni monoteiste hanno lo stesso dio, e persino lo stesso libro: perché sono nemiche?, si chiede Morin. «L’universalismo del messaggio di Cristo è la fratellanza, è la comprensione e la compassione, è il dio misericordioso capace di perdono. Dov’è il male? Nella follia dell’assoluto e della verità, nella fine della speranza. Dopo la morte del comunismo le vecchie religioni sono tornate giovani, gli uomini hanno bisogno di fede e di speranza, non si può vivere di sola materialità».

Ma dalle religioni bisogna saper discerne il peggio dal meglio, insiste Ramadan. «Il dogmatismo è un pericolo. Da credente dico che è irrinunciabile il rispetto per la dignità umana, la libertà di espressione e di movimento. Principi che vanno difesi dentro il tempo, il nostro tempo, così da farci protagonisti, tutti, della nostra storia. Quanto alla scienza, all’economia, hanno al centro l’uomo o il profitto?».

«Siamo figli e cittadini della stessa terra – conclude Morin – è questo il dono della globalizzazione, ma questa identità va ancora costruita. Per questo dobbiamo correre il rischio del perdono, condannare il male ma riconoscere a chi lo fa che può migliorarsi, che la sua umanità non è solo male». Perché la somma dei nostri errori non ci definisce, ribatte Ramadan, mai ridurre un uomo alla somma dei suoi atti. «C’è una parola che definisce la capacità del credente musulmano di perdonare, lo sforzo di vedere la bellezza negli altri. È jihad, purtroppo spesso usata per tutt’altro».

(questo articolo è pubblicato anche su Succede oggi)

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