Intorno al lago

Frecce tricolori e sfilata militare sui Fori Imperiali? Non ci piace. Perché festeggiare in un’area archeologica la vittoria della Repubblica con un’esibizione di potenza di morte che appassiona solo i militari e richiama una delle più tristi attività di qualunque stato? C’è chi dice no. Così il 2 giugno, per uno spicchio di Roma, è stata una giornata di festa vera, antimilitarista e ambientalista.

In programma la mattina un presidio all’aeroporto di Centocelle davanti all’ingresso del comando operativo interforze: lì c’è il comando delle operazioni militari in Libia. Con la richiesta di liberare dalla servitù militare il Forte Casilino dalle speculazioni private per farne un grande parco per Torre Spaccata, Cinecittà, Quadraro, Centocelle.

Nel pomeriggio festa al “Lago che combatte”, quello della ex Snia, faticosamente espropriato a un “palazzinaro baro” che aveva cambiato le carte del piano regolatore per costruire l’ennesimo mostro di cemento. Non gli è andata bene, ma al quartiere sì: chi si è impegnato a difendere, conoscere, proteggere il lago ieri lo ha aperto. E una folla di gente lo ha occupato/usato pacificamente. Poi, tutti intorno a Luca, Assalti frontali e Muro del canto per un’anteprima della seconda canzone sul “Lago che combatte”. E oggi Roma è meno nera.

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Chi si riempie la bocca di periferie, di iniziative culturali calate dall’alto, di recupero – invece di finanziare costosi e inutili convegni, invece di soffiare sul fuoco della paura e del razzismo, invece di blindare pezzi di città – dovrebbe venire qui a vedere come si fa. Senza l’aiuto delle istituzioni – piuttosto renitenti e infastidite da un esproprio per il quale, finora, si sono impegnate poco, ma pronte a sgomitare se si tratta di gestire quel poco di soldi che c’è – con competenza e con una cocciuta e perseveranza, il Comitato di quartiere e il Forum territoriale del Parco delle Energie (altro spazio verde strappato alla speculazione, vent’anni fa) hanno reso usabile il grande prato di fronte al lago, hanno costruito un ponte tibetano di corda tra il Parco esistente e lo scheletro di cemento al di là del lago, hanno pagaiato in canoa (ma con cautela, per non disturbare le nidiate di uccelli lacustri) mentre i sommozzatori hanno esplorato il fondo del lago.

Infine happening con la nuova (e la vecchia) canzone del lago. Meglio di un manifesto per far far conoscere agli abitanti dei popolosi quartieri limitrofi, molti ancora ignari, quel che si nasconde dietro le mura della vecchia fabbrica. Bisognerebbe suonarle e cantarle in Campidoglio e davanti al Municipio e alla Regione, dopo averlo fatto, quest’inverno, davanti al Demanio che ancora non ha certificato l’esistenza di un lago naturale che è lì da anni e anni: lo sanno le volpi (avvistate e filmate) che quello è un lago naturale, il Demanio ancora no. Intanto è avviata la progettazione partecipata per gli spazi espropriati, un tavolo naturalistico studia censisce e monitora l’ecosistema ambientale, flora e fauna.

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In mezzo ai mostri de cemento st’acqua mò riflette er cielo / È la natura che combatte, e sto quartiere è meno nero / In mezzo ai mostri de cemento il lago è ‘n sogno che s’avvera / È la natura che resiste, stanotte Roma è meno nera” canta Luca, l’amplificazione che va e che viene. Ma non importa, a cantare è la gente che la sa a memoria la canzone del lago, e aspetta quella nuova.

Prima di cantare insieme “Roma meticcia”, ecco la nuova canzone: “In fondo al lago, intorno al lago, sopra il lago c’è tanto da scoprire. / Noi cantiamo il nostro sogno a ogni concerto / palazzinari bari uscite allo scoperto / questi quartieri hanno già tanto sofferto / vogliamo il lago aperto, il parco aperto! / non c’è nessuno più esperto di chi ama / e noi l’amiamo Roma e tutto il panorama / viva la nuova coscienza ambientale / qui c’è più di un lago c’è…un monumento naturale..” Sì, non c’è nessuno più esperto di chi ama.

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