Chi è capace di sognare?

Qual è il futuro di Roma? Pochi se lo domandano. Certo non i politici, decisi a bordeggiare con vele ridotte e lo sguardo corto. Certo non gli intellettuali, che guardano più ai politici che alla società. Si muovono molte cose a Roma, ci sono fermenti – anche potenti – di nuovo. Ma spesso quei movimenti – colti, sapienti e energici – sono concentrati su obiettivi locali o parziali più che verso l’orizzonte della città.

Chi se ne occupa di Roma? Anzi: chi vuol bene a Roma? E’ vero, la stagione alemanniana ha corrotto l’amministrazione e la cosa pubblica per farne utilità di pochi, scarsissima la resistenza. E’ vero, la stagione berlusconiana ci ha abituato alla filosofia della delega e dell’uomo solo al comando, che il renzismo incarna benissimo. L’incapacità di combattere, di costruire un’alleanza contro la destra è una febbriciattola che ci tiriamo ancora appresso, nonostante siamo passati ormai anni, che ci lascia come spossati.

Eppure ci sarebbe di che riflettere. Il sindaco Marino ha annunciato sorridente che i prossimi restauri dei Fori imperiali saranno a spese di un magnate uzbeko: lo stato italiano non investe affatto. Il sito ufficiale dei Fori (http://www.capitolium.org/italiano.htm) è semiabbandonato, il capitolo news è fermo al 2009. E la pedonalizzazione dei Fori – tra gli obiettivi preelettorali dell’allora candidato Marino – si limita per ora a un’operazione di traffico. Forse il sindaco proprio a questo pensava, alle norme per la chiusura al traffico.

Non è questa la pedonalizzazione che ci vuole. Giustissimo chiudere al traffico, ma la pedonalizzazione dei Fori è un progetto antico che guarda lontano, molto più lontano del breve tempo di una sindacatura. Ed è questo il problema forse. Andiamo con ordine.

Il Progetto Fori è una iniziativa complessa che intende rimettere al centro di Roma il suo cuore antico, facendone un pezzo di città non musealizzata ma vissuta, conosciuta, amata, parte del paesaggio sentimentale di cittadini e turisti. Un luogo che abbia l’impatto del Partenone senza il suo isolamento. Un luogo pubblico che faccia capire la città antica e presagire quella che verrà. Per farlo, è ovvio, bisogna cancellare lo stradone littorio che trancia i fori stravolgendone l’assetto, grazie al quel Mussolini urbanista che cianciava di romanità senza capirla o, meglio, solo per farne sfondo al suo potere. E non si tratta solo dei Fori, ma del Colosseo, del Campidoglio, del Colle Oppio e della Domus Aurea, del Palatino e del Circo Massimo fino a collegarsi all’Appia antica: una meraviglia. Un sogno antico che iniziò con i sindaci Argan e Petroselli.

Bene. Chi ne parla? Chi chiama a consulto urbanisti, archeologi, ambientalisti, architetti, disegnatori di giardini per discutere cosa fare di questa preziosissima e trascurata area? Non cì+ più Antonio Cederna, che tanto si è speso negli anni 80-90. Non c’è più Italo Insolera, che con il suo megafono guidava le visite popolari ai Fori, immaginando e affascinando studenti e pensionati. C’è ancora, però, chi ha vissuto quell’epoca. Qualche giorno fa Adriano La Regina – allora soprintendente archeologico, che lanciò l’allarme sul marmi distrutti dallo smog – ha ripreso le fila del dibattito, ha lanciato proposte dal prestigioso palco dell’associazione Bianchi Bandinelli. Qualcuno ha ripreso il discorso, qualcuno ha polemizzato? Macché. Silenzio assordante.

Dove sono le associazioni ambientaliste? Dov’è Italia nostra e Legambiente? Dove sono gli intellettuali, i direttori di giornale, i maetre à penser? Ehi, dico a voi. C’è ancora qualcuno che pensa a Roma, al suo destino, suo futuro? C’è ancora qualcuno capace di sognare?

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One Comment

  1. Roma è la nostra Capitale è vero, ma altrettanto vero che la città il paese , il villaggio la frazione in cui viviamo sono la base di partenza per ogni nostra forma di attenzione. Ce la possiamo fare!!!!?

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