Daspo ai poveri

Si chiama Daspo, è il “Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive”. Lo decide il questore, senza bisogno di passare per il tribunale. A chi ha il Daspo è precluso l’ingresso in luoghi pubblici prestabiliti, in particolare gli stadi, perché considerato da prefetto o questore un tifoso violento. Un provvedimento su cui ci sono dubbi di costituzionalità e che dà alla polizia il potere di limitare la libera circolazione dei cittadini senza alcuna responsabilità penale, una sorta di pre-giudizio senza appello.

Ora il Viminale (fonte il Messaggero) sta meditando di allargare il Daspo a prostitute e mendicanti, così da creare una sorta di “zona rossa” in ogni città. Chi stabilisce a chi vietare l’accesso, che so, al centro storico di Roma? La polizia. Cosa succede se non si ubbidisce? Ci sarà una sanzione penale.

Facciamo un esempio. Ammettiamo che una homeless che vive stabilmente in un angolo di un viale – magari anche assistita e benvoluta – venga considerata da qualcuno un’offesa al “decoro” del quartiere. Qualcuno le darà una casa? I servizi sociali cercheranno di parlarle e di trovare una soluzione per una situazione di evidente sofferenza? Interverrà un’unità di strada psichiatrica, se del caso? Niente affatto. Un Daspo, e via. Se resta lì, come è ovvio, sanzione penale. Se non ubbidisce, la sanzione penale si moltiplica, e ancora e ancora: una persecuzione.

Lo stesso avverrebbe per la prostituzione: si sanziona un comportamento che non è penalmente sanzionabile. La prostituzione in Italia non è un reato, questa nuova geniale idea introdurrebbe surrettiziamente una penalizzazione per un comportamento non sanzionabile, e a gestire la “condanna” sarebbe la polizia.

Delle due l’una: o la mendicità e la prostituzione sono reati, com’era al tempo del fascismo, o no. Bisognerebbe spiegare al ministro Alfano e ai suoi suggeritori che risolvere “lo scandalo” a colpi di scudiscio è pratica usuale nei territori conquistati dall’Isis, non nell’occidente che si fonda su diritti civili. Il “degrado”, lo “scandalo” della povertà e della vendita di sesso non sono risolvibili con sanzioni penali, soprattutto per chi, come i mendicanti, spesso non ha alternative. Sarebbero problemi sociali, e infatti sono una delle cartine di tornasole per misurare la civiltà di un paese. E ci sarebbe da discutere, poi, se sia più scandaloso chi tende la mano o chi ha i mezzi per assisterlo e non lo fa. Se sia più scandaloso chi vende o chi compra sesso, ma il discorso ci porterebbe lontano.

Torniamo a Daspo, intanto. Perseguitare chi non fa reati, nel paese che non riesce a sanzionare adeguatamente la corruzione e che ha ancora un presidente della commissione cultura alla Camera agli arresti domiciliari per tangenti, è più che patetico. E’ colpevole.

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