Cosa ci dice la Grecia

Il comizio finale di Syriza, ieri sera, s’è chiuso con le note di Bella ciao, versione Modena City Ramblers. Parla all’Italia, anche all’Italia quello che sta succedendo in Grecia in questi giorni, quello che succederà domani nelle urne. In Grecia la crisi morde più forte, la medicina dell’Europa è stata amarissima e indigeribile, di qua del Mediterraneo non ce se ne rende ancora ben conto. Eppure il rigetto ha avuto radici feconde e ricche.

Lo racconta in “Scenari greci” Aldo Piriso, che in Grecia ha vissuto e lavorato e ha lasciato un pezzo di cuore e tante relazioni. Un racconto video (qui il link) interviste a osservatori e protagonisti di questa stagione. Oltre agli uomini, nel video parlano i muri, i graffiti e le scritte, i manifesti portati in piazza. Parlano di un esperimento singolare, una connessione stretta tra partito e movimenti, l’autorganizzazione dal basso, azioni di resistenza collettiva.

Aldo Piroso non è un giornalista ma sa fare domande. Non incalza l’interlocutore, rispetta i suoi tempi, non commenta. Prende parte però al mutamento di questi giorni: “Non sono di Syriza – dice – ma certo ora voterei Syriza”.

Non si tratta dell’ultimo innamoramento della sinistra per quel che avviene in un altro paese. Dalla Russia alla Cina, da Cuba al Portogallo, le passioni sono state deludenti, anche se a volte di lunga durata, da qualche anno sempre più fugaci. Eppure la Grecia parla anche a noi, ci chiede che Europa vogliamo, dove stiamo andando. E se il rapporto di un partito all’opposizione con i movimenti è terreno praticato spesso e in molti paesi, a volte con ottimi risultati, molto più oscuro e denso di incognite il futuro di governo, probabilmente.

Che rapporto può avere un partito di governo, dal governo, con i movimenti dal basso? Senza promesse ma nella pratica, nel quotidiano: sognando sempre e provando a vivere il sogno. Un rapporto rischioso, in cui mettersi in gioco tutti, governanti e governati, in nome del bene comune. E’ questa, credo, la scommessa più interessante. Che riguarda i greci, certo. Ma che parla anche a noi.

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