La Roma di sotto, la Roma di sopra

Chi vuol bene a Roma? Pochini, si direbbe. La commissione ministeriale per la sistemazione del Fori ha lavorato e ha licenziato un lungo documento. Su cui ci sarebbe un dibattito. Ci sarebbe: per ora non c’è.

Che è avvenuto? Qualche giorno dopo la pubblicazione della relazione finale della commissione, l’assessore all’urbanistica Giovanni Caudo intervistato da la Repubblica ha detto: per il Comune la via dei Fori imperiali va cancellata. Gli ha ribattuto il presidente della commissione Giuliano Volpe, anche lui intervistato da Repubblica: l’assessore ha equivocato, la commissione non è affatto per la cancellazione della via. Perché il paesaggio è ormai storicizzato, perché i livelli archeologici renderebbero difficile l’attraversamento di pedoni e mezzi di trasporto pubblico, per leggeri che siano.

Quest’ultima osservazione è facilmente scavalcabile: la commissione non se ne è occupata, la tecnologia potrebbe aiutare, prima di dire che non è possibile bisogna studiare il problema da tutti i punti di vista, archeologico paesaggistico e trasportistico. Quanto alla prima obiezione: i Fori imperiali sarebbero un po’ più storicizzati dello stradone voluto da Mussolini meno di cent’anni fa. Il fatto è che per immaginare come sarebbero i Fori una volta riportati alla luce – e all’interezza, senza quello stradone che li taglia – bisogna fare un bell’esercizio di fantasia. Anche per gli appassionati rileggere il Foro di Cesare, seguirne l’andamento, è cosa complessa, figurarsi per i visitatori o i turisti. Immaginate: grandi piazze, vaste ognuna come piazza Navona, con l’anastilosi di colonne e edifici quando sia ragionevole, alberi e verde. Così da rendere quel luogo meraviglioso, unico al mondo, piacevole per passeggiare, fermarsi, leggere un libro o un giornale, portare i bambini a giocare.

Ci sono anche buone cose nel testo della commissione, ad esempio l’inserimento nell’area archeologica centrale di Palazzo Rivaldi, Colle Oppio, il Campidoglio, via dei Cerchi, Palazzo Tiberi, Tor de’ Conti, Teatro di Marcello, Circo Massimo. O l’idea di una legge per Roma adeguatamente finanziata che organicamente definisca priorità, competenze, strategie. Ottime cose, ma inutili se non si ha il coraggio di scelte alte.

Nella commissione, è evidente, qualche dissenso c’è stato. Adriano La Regina, ex soprintendente archeologico di Roma, ha ricordato il progetto Benevolo-Scoppola, ha ribadito che è difficile senza eliminare la strada fascista inserire i Fori nel tessuto vivo della città. Ed è questo il punto.

La scommessa, questa invece condivisa dall’intera commissione, è quella di pensare ai Fori come ad uno straordinario pezzo di città, non recintato e protetto se non per alcuni più delicati segmenti, affidandolo alla responsabilità collettiva (e alle nuove tecnologie). Come farlo, se la zona rimane attraversata da uno stradone?

Ci vorrebbe un dibattito: Se fosse ancora con noi Antonio Cederna sarebbe lui – che ha tanto studiato quell’area e i suoi sventramenti in “Mussolini urbanista“ – a impugnare la bandiera dell’abbattimento, seguito dal meglio delle associazioni ambientaliste e di tutela. Se ci fosse Italo Insolera, prezioso storico e urbanista che a Roma ha dedicato una vita, non avrebbe dubbi: il vincolo storico sulla via, improvvidamente messo qualche anno, va rimosso. Se avessimo uomini di cultura coraggiosi il dibattito ci sarebbe e prenderebbero la parola anche i non addetti ai lavori. Finora l’hanno fatto in pochi, troppo pochi. Vezio De Lucia, urbanista, che giudica gravissima la scelta della commissione che rinnega il progetto Fori degli anni ’80, il fervore che lo accompagnò, la capacità di immaginazione e desiderio che seppe suscitare non solo negli specialisti ma in tutto il popolo di Roma. E Paolo Berdini, che non si capacita come la commissione possa aver accantonato il progetto Benevolo-Scoppola pur ammettendo che si tratta del migliore studio e della migliore proposta esistente.

E’ dunque doppiamente coraggioso l’assessore Caudo: “Il Progetto Fori è una scelta politica – ha detto recentemente – quale città vogliamo? Quella di un prezioso e inimitabile patrimonio storico ancora in parte celato o quella della strada che ci passa sopra? La commissione su questo è stata ambigua, ma il Comune deve fare scelte chiare e precise. E privilegiare la Roma di sotto, non quella di sopra”.

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