Nelle Terre di Mezzo

Roma annega nel fango. Ci si scandalizza per l’inchiesta “Terra di mezzo”, la commistione mafia e corruzione e destra di governo, meno male, lo scandalo non era scontato. Fa notizia, certo, la longa manus del boss nero Carminati. Fanno scandalo gli affari sulla pelle di rifugiati, rom, immigrati demonizzati ma usati come presto per sperperare soldi pubblici in mazzette e chissà che mediocri servizi hanno avuto. Mentre li si sfruttava, magari, ci si presentava in piazza con parole d’ordine razziste, come è avvenuto a Tor Sapienza. Il trasferimento di quei ragazzi dal quartiere certo non lo ha migliorato e chi tra quei cortei non era di Casa Pound o della Lega deve sapere che anche quei trasferimenti hanno portato soldi nelle tasche del malaffare.

Ma attenzione. La manutenzione del verde, i campi nomadi, i profughi sono una piccola parte del bilancio del comune, per quanto rendano “più della droga”.

Le Terre di Mezzo sono tante. Ci sono altre cose che rendono più della droga. Perché nessuno parla degli altri affari? Sull’urbanistica, per esempio. E’ qui la polpa. Qualche caso sparso: come mai i costi della Metro C siano tanto lievitati, e perché. Quali complicità i costruttori e i consorzi abbiano avuto dentro gli uffici comunali. Chi se ne è avvantaggiato e con quali metodi. Sulla Metro C ci sono state campagne giornalistiche, scioperi di dipendenti, scontri in giunta. Che c’era sotto?

E non solo. In coda all’amministrazione Alemanno, proprio negli ultimi giorni, arrivarono in consiglio comunale 64 delibere urbanistiche. Ci fu una mobilitazione dei comitati di quartiere, guidati da Carte in regola, pochi l’appoggiarono; ci fu un presidio in Campidoglio durato quattro mesi, alla fine le delibere non furono approvate ma che ci fosse più che un illegittimo interesse lo dimostra la scazzottatura con cui si concluse la discussione, tutta tra uomini della destra. E’ la campagna elettorale, bellezza.

A rileggere oggi il governo Alemanno, quel sistema, quegli uomini, erano già tutti lì, Panzironi prima di tutti. E come mai l’opposizione era così blanda, così amorfa, così silente? Andrebbe chiesto al capogruppo di allora, Umberto Marroni. Sta di fatto che Alemanno ha perso le lezioni per manifesta incapacità, il centrosinistra ha vinto per abbandono di campo.

Ancora. I Punti Verde Qualità che fine hanno fatto? Come sono stati usati i soldi stanziati per le Vele di Calatrava e la Nuvola di Fuksas? Chi e perché ha voluto l’abbattimento del Velodromo all’Eur? Pochi ne parlano, i più lasciano cadere: meglio accapigliarsi sulle ridicole multe del sindaco Marino.

Marino, ecco. Non impugna con fermezza il timone della città, che sarebbe cosa indispensabile per avviare i cambiamenti veri. Ha aspettato un anno prima di cambiare i vertici delle municipalizzate, troppo. Si fatica a intravedere un disegno sulla politica culturale, c’è il sospetto che non ci sia. E non basta qualche provvedimento di traffico per riavviare il grande sogno del Parco del Fori imperiali.

Eppure per due multe contro di lui si sono scagliati i due giornali cittadini, il Tempo e il Messaggero, seguiti dalle maggior parte delle cronache dei quotidiani nazionali. Le stesse che, quando governava Alemanno, stavano accucciate, e alzarono la voce solo davanti allo scandalo patente della gestione dell’emergenza neve. Anche qui, nessuno a fare poi i conti dei costi.

Non è così che si cambia strada. Il verso è sempre lo stesso, i corrotti trovano protezioni di qua e di là, e pazienza per gli onesti. Il Pd romano – lo stesso che Renzi ora, dopo le patenti complicità con Carminati, vuol commissariare – in ottobre voleva la testa del sindaco o, in subordine, il potere di dettargli nomi più duttili per una nuova giunta. Alla conferenza programmatica del Pd, qualche giorno fa, il procuratore Pignatone aveva detto: “..la magistratura penale persegue fatti illeciti, reati, e se un reato non sussiste secondo le norme vigenti non deve neanche iniziare le indagini o le deve concludere con l’archiviazione. Questo però non significa che tutto quello che non è reato sia legittimo o rispondente a criteri di buona amministrazione e, ancora meno, che sia eticamente apprezzabile”. Sarebbe questo il compito di politici e amministratori onesti. Sta a noi giudicare quanto quelle parole siano state ascoltate o si siano perse nel vento.

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