Tra Roma e Kobanê

Strano destino quello di Kobanê, piccola città al confine tra Siria e Turchia, in Kurdistan. Un destino che porta nel nome, mutuato da una società tedesca che stava costruendo – era il 1820 – la ferrovia Berlino Baghdad. Fondata da un gruppo di armeni cristiani e curdi musulmani, in fuga dai massacri in Anatolia, è qui che si sta combattendo una battaglia campale contro il califfato dell’Isis.

Dotata di una singolare autonomia politica dopo la guerra civile siriana, Kobanê è luogo di un curioso esperimento di democrazia, che ha nel cuore l’autodifesa, l’ecologia e le donne. Non solo le combattenti, che pure hanno mostrato di valere i colleghi che combattono al loro fianco, i guerriglieri e le guerrigliere delle Unità di difesa maschile YPG e femminle YPJ: non i pershmerga dell’esercito, piuttosto ben organizzate unità di autodifesa combattente. Ma anche nella gestione della città – al cui centro c’è la Casa della donna, dove si insegna tra l’altro la lingua curda, presidio di autodeterminazione femminile – e dell’emergenza nell’accoglienza dei profughi di guerra. Trentamila ormai, a fronte di altrettanti residenti.

Che legame c’è tra quella cittadina di combattenti, terra di battaglia, e la Capitale d’Italia, bellissima e neghittosa, inefficiente e sporca? A fare il link c’è la staffetta di solidarietà organizzata dalla rete nazionale per la solidarietà diretta con le popolazioni curde in guerra provenienti per lo più dai centri sociali. Con loro, la scorsa settimana, anche Zerocalcare, fumettista innamorato della sua Rebibbia. “Questa volta mi sono censurato, non ho scritto Rebibbia regna ma se ci penso mi pento – racconta al pubblico del centro sociale ex Snia, sul palco insieme con Marco, compagno di avventura – la staffetta ha lo scopo di poter vedere, vivere quel che accade in un luogo dimenticato dai grandi media. Un racconto a cui sto lavorando e che dovrebbe uscire entro Natale. Ho la fortuna di poter raccontare e pubblicare quel che mi sta a cuore, e ho deciso di farlo”. Così da rafforzare e continuare il progetto solidale. Il link Kobanê-Roma-Italia.

Aspettiamo. Intanto Marco racconta: “Nel villaggio che ci ospitava si sentiva la terra tremare per i bombardamenti, erano continui i colpi di mortaio e i fuochi della guerra. Sembra che quello del califfato non sia poi un esercito invincibile se è stato fermato da donne e uomini che non gli hanno lasciato la loro città. Se volessero, e non pare che vogliano, i grandi dell’occidente risolverebbero la situazione facilmente. Invece guardano a distanza, e l’esercito turco sembra avere l’unica funzione difar saltare la corrente per far passare il fronte di guerra ai volontari che vengono dall’Europa per unirsi all’Isis. Il sindaco di Kobanê è una donna: a noi piace anche la grande capacità di gestire con l’autorganizzazione e senza un’autorità centrale un’emergenza complessa come quella prodotta dal raddoppio della popolazione: cibo, sanità, scolarizzazione…”. Nella scuola, intanto, Zerocalcare ha disegnato una bambina curda resistente con le dita a V. Una speranza in Kurdistan, e non solo.

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