Se governassero le idee?

Cosa vuol dire governare una città? Avere una bella camicia, bucare il video, annunciare “caccio via tutti”? Molte città d’Italia, a volte le più grandi, hanno sindaci scelti così, che annunciano e promettono e poi – esemplare il caso dell’inceneritore di Parma, che il sindaco Pizzarotti non ha potuto fermare – non hanno la forza o il diritto di fermare. Ma intanto l’annuncio è stato dato, la speranza sollevata, e per far dimenticare la delusione si parlerà d’altro fino al prossimo annuncio.

Ma non è questo il buon governo. La politiche ha molte colpe, ma anche molti meriti. Tra l’altro, quando si mettono al posto giusto le persone giuste, quando si hanno delle idee, quando si riesce a metterle in pratica. Non basta certo un sindaco solo al comando. Certo, c’è bisogno di assessori competenti,non yesman,  di sinergie virtuose messe in campo con le altre amministrazioni, i comuni vicini, la regione e i ministeri. Delle province, condannate a morte, meglio tacere, ma a volte hanno giocato anch’esse un ruolo positivo.

Cosa fa un’amministrazione che funziona lo ha spiegato il torrenziale intervento di Elena Camerlingo all’incontro “MetroNeaopoli. Archeologia e urbanistica nella metropolitana di Napoli”, convegno organizzato a Roma dall’associazione Bianchi Bandinelli. Ci vuole innanzitutto l’idea: nel cuore denso della città molte erano le ferrovie, ma solo 5 i nodi di interscambio. Tra il 1994 e il 2004 i nodi si sono moltiplicati, sono diventati una rete che rende molto più vicine le periferie 167, i quartieri Ponticelli o Scampia ad esempio. Due nuove linee per un totale di 20 stazioni, in rete con le ferrovie urbane, hanno dotato Napoli di un servizio che alla linea 1 e alla 6 somma la linea 2 la cumana, la circumvesuviana, la circumflegrea. In costruzione la tratta Piscinola-Di Vittorio che completerà l’anello della linea 1. Spostarsi a Napoli sarà più facile.

Non è solo questione di trasporti: l’arrivo di una metropolitana cambia anche l’urbanistica, la costruzione delle stazioni è stata occasione per riqualificare piazze e quartieri. Troppo il traffico nelle strade napoletane per incrementare il trasporto su gomma, l’idea è stata quella di puntare sul ferro, nonostante gli impedimenti dell’orografia della città e i problemi archeologici. Già, perché il cuore di Napoli è antico, e nelle stazioni di Toledo, Municipio, Università, Duomo e Rosa sono tati ritrovati molti reperti archeologici di età preistorica, greca, romana, bizantina, medievale e aragonese. Nel cantiere della stazione Municipio – due esempi per tutti – sono state trovate quattro grandi navi (già, all’epoca il porto era qui),  sotto la stazione Duomo ecco il Gymnasium con il suo corredo di mosaici capitelli colonne dipinti e fregi. Di questo ha parlato Daniela Giampaola,  soprintendenza archeologica di Napoli: molti dei reperti sono raccolti nella nella “Stazione Neapolis” sezione museale del “Museo archeologico nazionale” napoletano.

Ci sono voluti anni e molta tenacia per portare a questo risultato. L’idea, gli uomini giusti, usare l’occasione di governare una città non per arricchirsi ma per migliorarne la vivibilità. Tra qualche anno, resta da dire, il lavoro sarà completato ma in questi vent’anni altre idee così forti non ce ne sono state.

Stride il paragone con il lento e travagliato percorso della metropolitana di Roma. La metro C tra due anni arriverà a un terzo appena del percorso progettato negli anni ’90. Nel frattempo l’urbanistica, invece di ricucire, invece di riavvicinare periferie e centro, ha dato via libera a nuove disordinate lottizzazioni senza curarsi che siano servite dai trasporti. Idee zero, e si vede.

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