Gramsci e non solo

In questi giorni caotici e frettolosi avvengono cose strane. Si dice riqualificazione e s’intende scempio. Si dice memoria e s’intende sfruttamento. Le parole nascondono spesso il loro contrario, nella politica nazionale e non solo. Dunque.

In nome della lotta al degrado, un privato intende impiantare un campo da golf a ridosso dei Bastioni del Sangallo. Accade a Roma, in un’area preziosa, già depredata (dice scandalizzato Adriano La Regina, ex soprintendente archeologico). Oggi la Società Bastioni del Sangallo (tra i soci Andros sas di Piero Salini, Fresia 2200 e Immobilflora, Federici, Ares2002, immobiliare santa Teresa) si fregia di un nome prestigioso per il suo campo da golf con annessa immancabile club house, ed è facile immaginare come. Che male fa un prato con buche? chiedono ipocritamente gli imprenditori. Il prato no, certo gli impianti, i parcheggi, la “club house”… e poi, è matematico, verranno gli spogliatoi, i locali di servizio, ristoranti e bar. In nome dei Bastioni si cementificano i Bastioni.

Ancora a Roma. Oggi in consiglio comunale arriva una mozione firmata da alcuni consiglieri Pdl-Pd, tra cui il simpatico Tredicine, famiglia di caldarrostai e camionbar in quasi monopolio nel centro di Roma. I suddetti consiglieri, in nome della crisi, chiedono al consiglio comunale di bypassare l’assessorato all’urbanistica e di portare all’approvazione del consiglio quel diluvio di cemento che invano Alemanno cercò di far passare prima delle elezioni per procurarsi l’appoggio dei costruttori. Non ce la fece, ma qualcuno ha raccolto il gagliardetto. Per “per contrastare lo stato di crisi e di decadenza della città” si creano i presupposti per ulteriore crisi e decadenza.

A Torino, invece. Avviene che l’edificio dove era la redazione di “Ordine nuovo” diretto da Antonio Gramsci sia diventato un albergo di lusso con piscina. Succede, purtroppo che la memoria storica di una città si perda. Qui però non si perde, anzi: i proprietari hanno intitolato l’albergo a Gramsci, e si fanno vanto del suo nome, promettendo una bibliotechina e una sala lettura in tema. Il nome di Gramsci venduto come orpello di pregio per una notte in un hotel di lusso. Con questo esempio chissà che, nota Anna Maria Bianchi di Carteinregola, a qualcuno non venga in mente di impiantare un bel discount a Reggio Emilia con il nome dei Fratelli Cervi, o ad Amsterdam con il nome di Anna Frank.

Per questo circola un appello – tra i primi firmatari Salvatore Settis, Edoardo Salzano, Vezio De Lucia, Tommaso Montanari – a Piero Fassino: “Sindaco di Torino, città di lotte operaie e di resistenza, difendi il nome di uno dei più grandi dei nostri padri… Nessuno può decidere cosa si può fare con il suo nome: Antonio Gramsci non è un’eredità di pochi, è ancora un compagno di strada di una moltitudine”.

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