La rovina del Governo Vecchio

C’era una volta il Governo Vecchio. Negli anni del femminismo ruggente, quel vecchio palazzo era una fucina di incontri e saperi. Accoglieva una radio, una biblioteca, un’università. Una miriade di collettivi aveva aperto il portone di Palazzo Nardini invadendolo di colori e voglia di vita.

Casa della donna e consultorio, seminari, cineforum, autocoscienza, riviste, a volte ostello: tutto autogestito. Murales sui vecchi muri, in quel nobile e antico palazzo sono poche le donne che non sono mai entrate. Fin quando, dopo una lunga trattativa e in cambio del Buon Pastore ristrutturato, nell’84 le donne riconsegnano le chiavi del Governo Vecchio nelle mani del sindaco Vetere che aveva già commissionato a un noto architetto il progetto esecutivo per ospitarvi l’Archivio capitolino.

Tutto bene? Macché. La prima grana è un contenzioso sulla proprietà che alla fine risulta essere dell’Ospedale Santo Spirito e dunque della Regione Lazio; il Comune esce di scena. La giunta Storace, alla guida della Regione, insabbia tutto. Fin quando non c’è un primo allarme: piove dai tetti del palazzo – costruito per ospitare il Governatorato pontificio da Sisto IV. La Regione, intanto, è passata di mano, l’assessore alla cultura Giulia Rodano stanzia 6 milioni di euro per rifare i tetti e iniziare il restauro (siamo nel 2005) e qualche anno più tardi si scopre una fascia di affreschi neogotici nella sala dei banchetto, al piano nobile.

Dunque, che fare di Palazzo Nardini? Tra le proposte quella di riunificare le due branche della Biblioteca Archeologica divisa tra Palazzo Venezia e Collegio Romano. Si apre il dibattito, e intanto cade la giunta Marrazzo. La giunta Polverini, come prima Storace, si disinteressa della questione.

Oggi l’appello del Comitato per la Bellezza (primi firmatari Vittorio Emiliani, Desideria Pasolini dall’Onda, Vezio De Lucia, Salvatore Settis, Irene Berlingò e moltissimi altri): il Palazzo del Governatore rischia la rovina. “La facciata appare sempre più degradata – è l’allarme – a causa dell’acqua piovana scaricata sugli intonaci dai tubi incompleti delle grondaie e a causa dell’inquinamento che sta sfalfando la pietra del portale. Le finestre appaiono prive di qualunque protezione, persino di un modesto telo di plastica per difendere l’interno dalle piogge battenti”. Possibile che il Ministero dei Beni culturali non possa indire un tavolo di confronto? Possibile che la Regione di Zingaretti si disinteressi di una preziosa proprietà, un immobile storico di pregio e rappresentanza, lasciandolo all’incuria, come Storace e Polverini? Crederlo è difficile, ma sarà necessario se il silenzio continuerà.

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