Roma, che ne facciamo

Non è per appellarsi allo spoil system. Ma lasciare le aziende e gli uffici di Roma nelle mani di chi l’ha (mal)gestiti finora non è cosa saggia. Lo si è visto all’Atac dopo lo scandalo dei biglietti taroccati, non bastasse lo scandalo quotidiano del servizio strozzato dalla mancanza di autisti e dalla dovizia di amministrativi inutili ma famigli dell’amministrazione precedente.

Lo si è visto all’Ama, dove ora esplode il bubbone di Malagrotta e del suo padrone Cerroni, potentissimo e quasi innominato sulle cronache locali, ma ben conosciuto nei cenacoli di chi conta. Già chi aveva seguito nei mesi scorsi il balletto della discarica impossibile – e dei ponzi pilati, dalla governatrice Polverini in giù – qualche idea se l’era pure fatta.

Rischia di vedersi anche ora alla sempre più fioca Acea, che ogni notte lascia interi rioni al buio, random, forse per economizzare qualcosa, forse per incuria, ma che intanto continua ad assumere clientes di centrodestra. Una volta l’Acea era il portafoglio del Campidoglio, l’azienda più ricca e florida. Oggi che è diventata?

Troppo presto forse bollare il sindaco Marino con un giudizio ingeneroso. Ancora è forte la riconoscenza per aver riportato in Campidoglio la decenza. Ma ha spazzato bene la nuova casa prima di insediarsi? Ha studiato le carte? Il Comune ha una macchina poderosa e aziende di tutti i tipi, con dipendenti più numerosi di quelli di una grande azienda come la Fiat. E’ impensabile non riorganizzarla, così come prevede la legge, esattamente come un nuovo padrone d’azienda non tiene gli amministratori precedenti. Un sindaco si presenta in campagna elettorale con degli obiettivi, la macchina capitolina poi li deve portare avanti: che ancora si assumano gli amici del centrodestra, e solo per questo merito, è impensabile.

Sono passati più di sei mesi dall’insediamento in Campidoglio. Sindaco, ci dica cosa vuol fare di Roma e delle sue aziende. In questi tempi incanagliti dall’antipolitica, ci faccia vedere un altro orizzonte, invece delle liti tra assessori che immiseriscono la sua amministrazione. Ce lo dica sindaco: che ne vuole fare dell’Acea, dell’Ama, dell’Atac? Della Metro C? Del futuro di Roma? Taccio, per carità di patria, della gestione della cultura: non è stato rimpiazzato nemmeno il presidente del sistema bibliotecario.

Era partito bene, sindaco Marino, con la proposta della pedonalizzazione dei Fori. Ma la questione del parco archeologico centrale non si può limitare a una regoletta di traffico: ed invece a quello sembra ridotta. Cambiare le cose, a Roma come altrove, è difficile e ci si scontra con resistenze attive. Eppur bisogna andar, se non ci si vuole limitare a gestire l’esistente, senza guizzi e senza passione. Sarebbe un peccato se il sindaco di Roma – sul bilancino politico molto più pesante di un ministro, e certo non ricattabile da questo o quel dirigente di partito locale – si allineasse allo sconfortante panorama politico nazionale.

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