Fano, i Duchi e il paesaggio

Cos’è la Valle del Metauro? Quando Cesare Passò il Rubicone si fermò a Fano, Fanum Fortunae. Luogo di passaggio da Roma alla Gallia Cisalpina, qui si insediarono numerose colonie di militari “premiati” con le terre fertili della piana. Augusto vi ha lasciato traccia con un arco a tre fornici, Vitruvio con la basilica i cui resti sono ancora visibili. Invasa e vandalizzata dai Goti, protettorato di Venezia poi insidiato dai Malatesta, i Montefeltro se ne impadronirono annettendola alle vaste proprietà della Chiesa: era il 1463.

A quell’epoca risalgono i ritratti dei duchi di Montefeltro, Federico Gonzaga per primo, e il “Trionfo dei Duchi”, dove compare anche la moglie Elisabetta Gonzaga, dipinti da Piero Della Francesca. Alle spalle dei carri dei duchi trionfanti un paesaggio suggestivo, che ispirò altri pittori della caratura di Raffaello. Quel paesaggio è lo stesso che si può ammirare ancora oggi.

Per poco, però, Le varianti al progetto della superstrada Grosseto-Fano rischiano di sconciare quei paesaggi antichi. Lo dimostra la simulazione fatta dai comitati della valle del Metauro, che ritrovata l’inquadratura del quadro dei Trionfi, vi hanno disegnato sopra il tracciato della futura autostrada. Un obbrobrio, potete vederlo nella foto in  alto.
Ma non basta. In basso invece il tracciato è stato sovrapposto ai “Trionfi”. Eccolo.

Perché, dicono i comitati, “d Fermignano a Urbania si prevede di piazzare il nastro d’asfalto nella “piana di Asdrubale”, sito archeologico dell’età del ferro, proprio al centro del Dittico dei Duchi di Piero della Francesca, mentre il tracciato originario lo collocava a margine della valle con alcuni tratti molto opportunamente in galleria. Più a nord, il centro storico di Mercatello sul Metauro (bandiera arancione del Touring Club Italiano) sarebbe soverchiato dal viadotto di tipo autostradale che sostituisce un percorso previsto anch’esso saggiamente in galleria sostenendo che esso comporta un forte risparmio, anche se le cifre reali smentiscono quelle consistenti economie”.

In più la variante, progettata dall’austriaca Strabag, prevede che la superstrada diventi una autostrada a pedaggio con sei corsie. “Un vero e proprio squarcio esplosivo in regioni, quali Toscana, Umbria e Marche, che fanno del paesaggio una loro forza – sostengono Vittorio Emiliani, Vezio De Lucia, Luigi Manconi e Paolo Berdini del Comitato per la Bellezza – Agli amministratori locali e provinciali che hanno espresso ed esprimono la loro ammirazione per il fascino di quei paesaggi definendoli “un immenso patrimonio culturale” rivolgiamo un accorato, vibrante appello affinché non vengano realizzate le varianti al progetto originario della superstrada che fra l’altro rischia di diventare autostrada e quindi un corridoio chiuso, tranciante, che nulla porta all’economia della vallata.

Insomma, autostrada sì, ma senza sconciare la Valle del Metauro, così come previsto dal progetto iniziale. Perché, ricorsa il Comitato per la bellezza, è suicida una strada “che distrugge per sempre beni unici, irriproducibili, che hanno anche una ricaduta economico-finanziaria in termini di turismo culturale, ma che sono essenziali “in sé e per sé” perché in paesaggi belli e intatti si cresce meglio, si vive meglio, si invecchia meglio”.

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