Chi comanda in Campidoglio?

Chi comanda in Campidoglio? Mentre Messaggero e Tempo martellano contro la giunta Marino – ogni scusa è buona, dalla pedonalizzazione dei Fori alla vertenza non commendevole sui tempi e sui costi della Metro C – qualche giorno fa, ne ha dato notizia Carte in regola, le commissioni congiunte Urbanistica e Patrimonio hanno riesumato una delibera alemanniana (una di quelle approvate in extremis, prima della fine della legislatura) che era stata bloccata dal Direttore del dipartimento urbanistica in autotutela. Una maggioranza blindata Pdl-Pd (assenti Peciola di Sel e Onorato di Marchini) ha votato invece l’immediata pubblicazione, il via libera all’edificazione di Castel Giudeo che riconosce diritti edificatori in compensazione a Ater e altri proprietari privati. Un’analogo provvedimento era stato rigettato dal Tar qualche mese fa che aveva riconosciuto valida “l’argomentazione del Comune, secondo cui non tutte le volumetrie legittimamente soppresse per una scelta di riduzione delle quantità edilizie da parte dell’Amministrazione sviluppata nelle ultime tre Varianti, possono essere “compensate” senza vanificare le scelte urbanistiche dell’Ente locale”.

Perché? E’ un segnale in netta continuità con la precedente e devastante gestione del territorio a cui il Pd non ha finora offerto giustificazioni pubbliche. Nonostante nel programma di Marino fosse esplicito l’impegno di cancellare e ritirare tutti gli atti dell’amministrazione Alemanno che prevedono nuovo consumo di territorio agricolo.

Inquietante. Con l’assessore all’urbanistica, Giovanni Caudo, si schiera il Comitato per la Bellezza (Vittorio Emiliani, Desideria Pasolini dall’Onda, Luigi Manconi, Vezio De Lucia, Gaia Pallottino, Paolo Berdini) che ne ricorda “la competenza specifica, il rigore e la chiarezza di visione urbanistica. Egli è oggetto di attacchi continui da parte, non a caso, di organi di stampa legati alla grande impresa immobiliare. Attacchi coi quali si punta chiaramente ad impedire una reale “discontinuità” politica rispetto al passato, in specie rispetto alla Giunta di centrodestra. Circoscrivere invece, il più possibile, i cosiddetti “diritti acquisiti” e quindi l’esercizio dei diritti di “compensazione” in materia di aree fabbricabili residenziali è, a nostro avviso, essenziale se si vuole arrestare la cementificazione dell’Agro romano e, più in generale, il consumo speculativo di suolo e di paesaggio nel Comune di Roma. Intatte devono quindi rimanere le deleghe assessorili di Giovanni Caudo e solido il suo ruolo riformatore nella Giunta Marino”.

Par di capire dunque che quello sciagurato voto bipartisan non sia stato un errore, ma parte di una strategia più complessa. E che i poteri forti, i costruttori romani, non intendano che nell’urbanistica romana “tutto è cambiato perché nulla sia cambiato”. In quel “nulla”, ovviamente, i loro profitti.

L’immagine è un murale di Alice Pasquini

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