Non è razzista, ma…

Comincia così, con una conversazione leggera, nello spogliatoio di una palestra. Due donne parlano della lezione appena fatta, non sono soddisfatte del nuovo allenatore, lezioni troppo simili una all’altra, poca verve. “E poi – aggiunge una, chiamiamola Silvana – è di colore. Io non sono razzista, ho molti amici di nazionalità diverse, greci, albanesi, tedeschi. Ma quelli di colore sono davvero diversi”. Parla, è evidente, degli africani, forse anche degli asiatici. L’altra ribatte: “Ma che dici”. Silvana sa di cosa parla, e lo spiega: “Sono pigri, non si sforzano. La badante di mia suocera è nigeriana, è qui da quattro anni e ancora non parla, solo qualche parola essenziale. E nemmeno ha imparato a cucinare come facciamo noi”.

Le chiedo: che lingua parla? In Nigeria ce ne sono molte. Non lo sa, neanche sa che si parlano lingue diverse in Africa. “Ma è andata a scuola di italiano?” chiedo. Una provocazione, è evidente che che la signora africana non ci sia andata. “Non compete a me mandarla – replica Silvana, e adesso è stizzita – ma comunque sta tutto il giorno davanti alla televisione e non capisce ancora nulla”. Le dico: magari trova le stesse difficoltà di comprensione che toccherebbero a te se fossi costretta a lavorare in Nigeria, non è che la televisione nigeriana ti aiuterebbe tanto. L’altra ragazza le spiega: “Guarda che ci sono tanti posti dove la scuola di italiano è gratuita. Alla Caritas, a sant’Egidio, alla Casa dei diritti sociali. Basta mandarcela”. “Basta darle tre ore di tempo” insisto io. “Escluso – dice Silvana – mia suocera ha una demenza senile, non può essere lasciata sola mai. Avrebbe dovuto andarci prima a scuola, quando lavorava solo part time. Invece no, ora mi sono stufata, la settimana prossima la licenzio”.

Allora. Non è di sua competenza mandare la badante a scuola ma lo è certo licenziarla. La licenza per un difetto suo, di ignoranza: ignoranza delle competenze linguistiche della badante, ignoranza dell’esistenza delle scuole di italiano. Non la licenzia perché la badante non badi bene all’anziana signora. Silvana ha una trentina d’anni e una figlia, lavora, è laureata. Non è razzista ma.

* Nella foto, una lezione dell’Università delle lingue della scuola popolare Pigneto-Prenestino all’ex Snia

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