Sogno sull’Appia

Ci vogliono migliaia di anni per fare una notte così… E’ la notte bianca dell’Appia antica, la regina viarum. La più bella e bistrattata delle consolari romane, l’antico basolato ancora riemerge, nonostante le auto. Per tre giorni, per tre notti anzi, torna ad essere di tutti, luogo magico di incontri e scoperte, grazie al coordinamento di Rita Paris. La luna è grande, il Circo di Massenzio suggestivo, i giochi di luce ne sottolineano il fascino. Qui un “Candide” recitato da attori viandanti, concentrato all’osso, i costumi straccionescamente fastosi. Lì la lettura delle parole di Antonio Cederna, polemiche e attualissime, sull’incuria degli incolti, sui danni dell’avidità, su quel bene comune che bisogna ancora, e ancora, difendere a denti stretti.

Qui un mangiafuoco o un concerto di musica popolare, lì la visita guidata tra i tesori archeologici. Qui la proiezione di filmati della prima Estate romana, con un Nicolini giovanissimo e stralunato. Lì video sulla villa dei Quintili “Dove vanno i sogni quando muoiono”. E ancora: un concerto jazz, coreografie, la mostra di macro fotografie di Guido Orsini, stampate su acetato come fossero antiche stampe.

Su questi tre giorni, iniziati ieri, il ricordo di Renato Nicolini, a cui sarebbe piaciuto il senso e la leggerezza di questo tempo sospeso tra il Mausoleo di Cecilia Metella, il Castrum Caetani, la chiesa di san Nicola, il complesso di Capo di Bove. E il sogno – no, questo non è morto – di un grande parco archeologico, un museo all’aperto che dal Campidoglio abbracci i Fori e il Colosseo, il Palatino e l’Appia antica. Nato nell’Ottocento, reso più plausibile dai numerosi ricchi ritrovamenti e azzoppato dalla proprietà privata di molta parte dei reperti, a volte scandalosamente riusati: un sepolcro come forno e barbecue.

Un sogno che forse si può continuare a sognare. Chissà che, passo dopo passo, magari diventi realtà.

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