Pedonalizzare via dei Fori

Eccezionalmente ospito un post di Danilo Maestosi. Perché le sue riflessioni mi sembrano suggerimenti non banali, preziosi per sindaco Ignazio Marino.

Pedonalizzare via dei Fori. E’ la proposta di Marino,avanzata in campagna elettorale e poi ripetuta dopo la vittoria. C’è addirittura un appuntamento per la partenza: il giorno di ferragosto. Per fortuna è una data abbastanza lontana per correggere il tiro. E dare corpo e senso a questa proposta, che suona secca e perentoria come una parola d’ordine, un proclama di appartenenza, densa di richiami ideologici, ma finora poco elaborata.
Evidente il rimando al sindaco Luigi Petroselli. E alla sua strategia di ridare identità a Roma, partendo da rilancio del grande tema dell’area archeologica centrale. Nel frattempo sono però avvenute trasformazioni di non poco conto. La prima è che il problema dei Fori imperiali è uscito dalla ribalta dell’attenzione. Riportarcelo non sarà semplice. Ma certo si può farlo ripartire riaprendo il dibattito con un convegno internazionale ben preparato e ancorato a qualche concreto passaggio decisionale. Partire però dalla pedonalizzazione della strada farebbe subito insabbiare il dibattito declassandolo a questione locale ed angusta, come sta già avvenendo: sintomatici alcuni articoli apparsi sul Messaggero.
La seconda trasformazione riguarda gli scavi dell’area sotto lo stradone littorio. Due campagne abbastanza importanti che hanno riportato in luce tutto il foro di Traiano, e qualche spicchio in più del Foro di Augusto, del Foro Nerva, del Foro della Pace, del Foro di Cesare. Gli scavi hanno portato a una revisione delle mappe e a qualche scoperta di rilievo. Ma non – come del resto si sapeva – a ritrovamenti e novità di rilevante portata mediatica. A questo punto, sventato il disegno del vecchio stradone anni trenta, enfatico certo ma non privo di suggestione e impatto, visivo e gradevolezza con quella doppia bordatura di pini che adesso è saltata, l’assetto della strada e il dibattito sul suo futuro, si è incagliato. Da oltre dieci anni via dei Fori è un cantiere mal sistemato: scale, scalette, balconcini, recinzioni. In nessuna delle aree scavate si è tentata almeno un intervento di sistemazione, ad esempio rialzare le colonne riemerse al Foro della Pace. Il foro di Traiano è un ingombro illeggibile di macerie sovrapposte, su quelle romane gli scantinati del vecchi quartieri, il pavimento di un convento, etc, Insomma un bordello illeggibile. Si è fermato anche il progetto per riunificare l’area dei Fori con quella del Foro romano.

Ecco io credo che prima di pedonalizzare la strada, bisognerebbe fare chiarezza sul procedimento per sistemarla, sulla volontà e sui mezzi per farlo. E bisognerebbe anche riprendere, rivedere e attualizzare i passaggi e gli interventi all’epoca studiati per legare l’area dei Fori a due lembi essenziali di quell’enorme parco archeologico sognato da Adriano La Regina e Petroselli: il sistema dell’Appia antica, rimasto isolato e difficilmente raggiungibile, e il comparto del Colle Oppio, i cui progetti di sistemazione sono finiti nel cassetto, inghiottiti da mancanza di fondi, dimenticanza e degrado. Ci ragioni su il sindaco Marino: in questi anni di passi indietro e ristagno poche voci hanno cercato di riproporre il problema, nessuna eco ha raggiunto e coinvolto l’opinione pubblica internazionale.
La terza novità è un vincolo di tutela dello assetto anni trenta della strada littoria firmato dalla soprintendenza regionale. Attenti a tenerne conto. Credo sia aggirabile se non si spinge subito il fronte che potrebbe impugnare quest’arma ad alzar barricate. Credo sia aggirabile anche il no alla pedonalizzazione, se si ristudia il problema della circolazione: non basta, ma bisognerebbe almeno aggiornare gli studi di Italo Insolera e Leonardo Benevolo di allora. Ma ancor più se si studia una campagna adatta a farne rinascere nella collettività il desiderio. E la sua priorità in una città e in uno stato molto più poveri, divisi, scivolati nell’inerzia dell’antipolitica e dell’astensione. Servirebbe un Renato Nicolini aggiornato e capace di guardare al futuro. Non un suo imitatore.

Danilo Maestosi

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