Il costo del rifiuto

Il costo del rifiuto, si chiama. Ed è disumano. Eccole qui le cifre che paghiamo alle campagne razziste della Lega. Mentre quel partito spendeva in modo più che discutibile i fondi pubblici, altri fondi pubblici sono serviti a ghettizzare, respingere, incarcerare i migranti. Inutilmente, per di più.

I diritti non sono un costo, dice Lunaria, l’associazione che ha pazientemente messo in fila questi numeri. Ma un costo, e pesantissimo, ce l’ha la politica dei respingimenti, delle persecuzioni, dei rimpatri coatti. “Costi disumani”, è il titolo del dossier presentato oggi a Palazzo Marini, liberamente scaricabile nel sito di Lunaria (qui il link).

I numeri vengono tutti da fonti ufficiali e delle fonti ufficiali hanno la schizofrenia tipica di chi non intende spendere con criterio, ma aggiunge o taglia a seconda dell’urgenza o del tornaconto politico, scarisssima la pianificazione. In più, frammentazione di competenze, striminzite relazioni finanziarie, dati assai poco dettagliati rendono ancora più ardua l’impresa. Che a Lunaria, però, riesce.

Tra il 2005 e il 2012 per il “contrasto all’immigrazione irregolare”sono stati spesi un milione e seicentosessantotto milioni di euro. 331,8 milioni per il controllo delle frontiere esterne; 111 per nuove tecnologie, sistemi di identificazione e comunicazione. 60,7 per i rimpatri, più di un miliardo per l’allestimento, il funzionamento, la gestione e la manutenzione di Cie, Cpsa, Cda e Cara, 151 per progetti di cooperazione con i paesi terzi per il contenimento dell’immigrazione.

Accanto ai soldi, gli uomini. Tra il 2005 e il 2011 hanno avuto un decreto di espulsione 540.389 migranti, di cui 73.563 respinti alla frontiera, 141.020 rimpatriati, 325.806 perduti nella folla ma con il marchio incriminante di clandestini.

Spaventoso è il dato sui Cie, dei Cara, dei Cda, dei Cpsa. Finora sono costati un miliardo di euro, in media 143,8 milioni l’anno. Tra il 2008 e il 2013 sono state pubblicate gare d’appalto per 108 milioni. Per restare strettamente ai Cie, luoghi di internamento e segregazione, per un totale di 1.905 posti disponibili il costo è di 30 euro al giorno, cioè almeno 25,1 milioni l’anno (esclusa la sorveglianza, la manutenzione, il costo dei rimpatri e degli accompagni). Un costo inaccettabile anche dal punto di vista economico, oltre che da quello della cancellazione dei diritti, della sospensione dei diritti umani e civili tanto che, dice Loredana Leo di Giuristi per per l’immigrazione, il tribunale di Crotone nel gennaio scorso assolse tre migranti che avevano dato fuoco al Cie di Isola Capo Rizzuto. Dove si viveva, dice il tribunale con “materassi luridi, privi di lenzuola e con coperte altrettanto sporche, lavabi e “bagni alla turca” luridi, asciugamani sporchi, pasti in quantità insufficienti e consumati senza sedie né tavoli”. Un edificio con locali ”al limite della decenza”, “non convenienti alla loro destinazione: che è quella di accogliere essere umani. E, si badi, esseri umani in quanto tali, e non in quanto stranieri irregolarmente soggiornanti sul territorio nazionale. Lo standard qualitativo delle condizioni di alloggio non deve essere rapportato a chi magari è abituato a condizioni abitative precarie, ma al cittadino medio, senza distinzione di condizione o di razza”. In più, i documenti con cui si era deciso di trattenere lì i migranti “erano prive di motivazione, e dunque illegittime alla luce dell’articolo 15 della direttiva n. 115 del 2008, così come interpretato dalla Corte di Giustizia europea”. Omettevano infatti “del tutto l’indicazione delle ragioni specifiche in forza delle quali non era stato possibile adottare una misura coercitiva meno afflittiva del trattenimento presso il Cie”. Arbitrarie, insomma.

Altra cifra spaventosa, il costo dei rimpatri. stimato a regime per l’allestimento, la gestione, la manutenzione, la sorveglianza dei Cie e l’esecuzione dei rimpatri dei migranti in essi detenuti, se la capienza teorica rimanesse quella attuale. Per 42.662 persone rimpatriate dal 2005 al 2012, il solo costo delle missioni per il personale di scorta supera i 32 milioni e mezzo. Oltre 3 milioni solo nel 2012.

E’ possibile per decreto fermare le maree? E quanto costa? Non è un paradosso. La storia dell’uomo è storia di migrazioni, di contaminazioni, di rapporti, di viaggi. Da qui viene la conoscenza, la scienza, la storia. Solo chi non conosce può pensare di fermare il desiderio di vivere, e la voglia di vivere meglio. Blindare aeroporti e frontiere non basta, insistere è uno spreco e una crudeltà.

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