Ragazzi in piazza

Pensate: siete minorenni, vi trovate in un paese straniero, senza adulti come punto di riferimento, senza soldi. Cosa vi succede? Teoricamente i minorenni in Italia sono sotto la tutela dello stato, anche quelli stranieri. Dunque finora venivano affidati a centri di accoglienza. Da due mesi a Roma questa procedura sta cambiando. Il giudice tutelare sta revocando l’affido dei minori ai centri e la revoca delle tutele per la minore età, e i ragazzi vengono convocati per continui controlli dell’età: se non fossero minorenni l’assistenza cesserebbe e loro torneranno in strada.

Singolare la vicenda di due bengalesi. Già in marzo i vigili urbani li avevano portati al Cie di Ponte Galeria, insieme agli adulti. Ma da lì sono usciti rapidamente, riaffidati al centro per minori che li aveva fino allora avuti in tutela. Ma il 13 maggio sono stati riconvocati dai vigili e riportati al Cie. Perché?

Domande senza risposta. Il sospetto è che in piena campagna elettorale gli uomini del Campidoglio che hanno tanto mal gestito la cosa pubblica da aver portato il Comune sull’orlo del dissesto (a detta dell’agenzia di rating Ficht) cerchi anche così di drenare risorse. Mentre nella capitale del Bangladesh le multinazionali occidentali fanno lauti guadagni a spese di lavoratori pagati 37 dollari al mese (recente il crollo di un edificio che ha provocato oltre 1000 morti, tutti operai tessili) nella capitale d’Italia ci si scrolla di ogni responsabilità abbandonando senza risorse i ragazzi, magari in fuga da fame e lavoro minorile. Così alcuni lasciano i centri, temendo di venir portati al Cie, ma correndo tutti i rischi della condizione di clandestinità.

Per questo oggi i circa mille migranti bengalesi dei centri di accoglienza manifesteranno sotto il Parlamento dalle 15. E distribuendo una loro lettera aperta al governo e al Parlamento. Eccone alcuni brani:

Siamo giovani bengalesi, siamo venuti in Italia per vivere la nostra vita meglio. […] Perché in Bangladesh ci sono tanti problemi: problemi politici e economici, non c’è lavoro, non ci sono soldi. Ogni giorno in Bangladesh stanno morendo tante persone. Per questo abbiamo lasciato i nostri genitori e parenti. […] Quando siamo venuti qui abbiamo trovato aiuto. La polizia ci ha raccolto, ci hanno fatto un controllo con il dottore per vedere quanti anni abbiamo. Quando il dottore ha deciso che noi abbiamo meno di 18 anni la polizia ci ha mandato in casa di accoglienza.

[…] Ma adesso il Comune di Roma vuole controllare di nuovo, dice che non siamo più minorenni. Prima ci hanno raccolto, ci hanno controllato con i dottori all’ospedale che hanno deciso che siamo minori. Adesso dicono che le nostre identità sono false. Come è possibile? Tra di noi il Comune ha preso alcuni ragazzi e li hanno mandati a Ponte Galeria. Adesso sono lì, stanno molto male perché quel posto è molto brutto. […]Secondo noi questa non è giustizia.

Tanti ragazzi scappano perché hanno paura […]. Hanno paura di andare a Ponte Galeria. Hanno paura di tornare in Bangladesh. Ma noi non vogliamo scappare dai centri. Perché il Comune fa questo gioco con le nostre vite? […] Noi vogliamo vivere in Italia, imparare l’italiano, lavorare. Vogliamo avere una speranza di vivere”.

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